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ICARA 2015
XI CONGRESSO NAZIONALE DI RADIOASTRONOMIA AMATORIALE
Osservatorio Astronomico di Capodimonte
7,8 Novembre 2015

Nella meravigliosa cornice del Golfo di Napoli, presso l'Auditorium dell'Osservatorio Astronomico INAF – Istituto Nazionale di Astro Fisica di Capodimonte (Napoli), il 7 e 8 Novembre 2015, ha avuto luogo l'11° Congresso Nazionale di Radioastronomia Amatoriale, organizzato da I.A.R.A. Group www.iaragroup.org da SdR UAI  www.radioastronomia.uai.it  e dall'U.A.N. www.unioneastrofilinapoletani.it  Tenuto conto dell'importanza dell'evento, svoltosi in un centro di ricerca di fama internazionale, quale lo storico Osservatorio Astronomico di Capodimonte, Il Congresso ha visto la presenza di astronomi, radioastronomi, radioastrofili, ed astrofili; ma anche di radioamatori provenienti da varie parti d'Italia. E con una sala gremita di partecipanti, alle ore 10,00 di Sabato 7 Novembre 2015, il Presidente dell'U.A.N, Prof. Andrea Tomacelli ha aperto i lavori di ICARA 2015, rivolgendo un caloroso saluto ai numerosi partecipanti presenti nell'auditorium. Di pari ha rivolto il Presidente Nazionale di IARA Group, Dott. Salvatore Pluchino, informando i presenti circa le finalità di IARA, i programmi di ricerca in banda radio portati avanti dalle varie sezioni di ricerca che compongono la struttura scientifica di IARA Group. Dopo la chiusura del protocollo, alle ore 10,15 in punto, il Prof. Tomacelli, in veste di Chairman, ha dato inizio alla Sessione Didattica con una sua introduzione nella  quale ha informato i presenti circa l'intensa attività di ricerca e studio svolta dall'U.A.N. nell'ambito dell'Osservatorio di Capodimonte, sede sociale del gruppo dal lontano 1976; i lusinghieri successi ottenuti nel corso del tempo, seguiti da meritori riconoscimenti, e i programmi in calendario per il 2016. Sempre il Prof. Tomacelli, ha dato la parola al Prof. Mario Sandri (IN3.UAE) astrofisico e fisica dello Spazio, che ha presentato la relazione intitolata “La struttura della Via Lattea a 1420 Mhz: una sessione osservativa remota con il radiotelescopio di Onsala”. Utilizzando in remoto il radiotelescopio di Salsa Onsala - Svezia (Fig.1),

il Prof. Sandri, dopo averlo sintonizzato sulla frequenza di 1420 Mhz, ha dimostrato come è possibile fare ricerca sulla riga dell'Idrogeno Alfa (Ha). Inoltre ha aggiunto che la gestione in remoto del radiotelescopio svedese è aperta a chiunque, purché venga fatta richiesta su apposito form, indicando le proprie generalità, la data, il tempo per l'utilizzo delle antenne, il motivo della ricerca. E' nata così una discussione con gli alunni e con gli insegnanti delle scuole presenti in sala al quale il Prof. Sandri non si è sottratto, fornendo loro le modalità previste per l'uso e la ricerca con l'utilizzo di questo radiotelescopio. Dopo la pausa pranzo i lavori del congresso sono ripresi con la Sessione Ricerca Radioastronomica: Chairman l'Ing. Flavio Falcinelli (IU6.GIR), direttore generale di RadioAstrolab di Senigallia, il quale ha presentato la relazione “Il punto di partenza della radioastronomia amatoriale: un radiotelescopio total power in banda 10-12 Ghz”. Avvalendosi di alcune immagini proiettate in sala, l'Ing. Falcinelli ha mostrato la semplice realizzazione di un radiotelescopio amatoriale, magari utilizzando apparecchi per radioamatori, purché sintonizzati sulla frerquenza con un range di 10>12 Ghz, per analizzare alcune radiosorgenti presenti nell'Universo. E' stata la volta poi del Prof. Luigi Di Ruberto (IK8.QQM), consigliere referente scientifico della Sezione A.R.I. di Napoli, con la relazione dal titolo “Giove e il Sole, due radiosorgenti alla portata di tutti”. Il Prof. Di Ruberto, nel corso della sua disquisizione, ha mostrato le immagini del  radiotelescopio amatoriale realizzato nell'osservatorio di Capodimonte (Fig.2),

utile a osservare in banda radio, sulla frequenza di 20.100 Mhz, le tempeste magnetiche di Giove e la radiazione termica solare. Dopo il coffee breack sono ripresi i lavori con la conferenza a quattro mani “Alta Atmosfera, fotometeore e ionizzazione, presentata dal Prof. Daniele Impellizzeri (IZ0.ZPB), responsabile della Sezione Astroimaging dell'osservatorio astronomico O.A.G. Monti Lepini di Gorga (Roma); e dal Dott. Giovanni Lorusso, responsabile dell'area di ricerca Alta Atmosfera di IARA Group; coordinatore della sezione Radioastronomia dell'osservatorio astronomico O.A.G. Monti Lepini di Gorga (Roma), e membro affiliato della Società Astronomica Italiana, SAIT. Ad iniziare ha provveduto il Prof. Impellizzeri, il quale ha presentato una serie di immagini davvero suggestive sul fenomemo degli arcobaleni, le nubi nottilucenti, i miraggi, il raggio verde, i pareli, le aurore boreali; insomma: tutta una serie di fenomeni che avvengono nell'atmosfera terrestre, a volte scambiati per presenze aliene! Poi, avvalendosi di suggestive immagini proiettate in sala, il Dott. Lorusso ha relazionato al pubblico presente la dinamica attività solare, gli strati dell'atmosfera terrestre ed il processo di ionizzazione degli strati alti atmosferici, ad opera delle particelle solari contenute nel vento solare. Inoltre ha mostrato i meccanismi che generano la propagazione delle onde elettromagnetiche sulla ionosfera; le aperture diurne e notturne; le aperture stagionali; le aperture sporadiche; le anomalie della propagazione causate dai Sudden Ionospheric Disturbance, SID; i radio blakout; e la propagazione transequatoriale causata dallo schiacciamento dell'atmosfera terrestre ad opera della pressione del vento solare. Successivamente ha ripreso il Prof. Sandri con la relazione “Calcolo delle costanti di Oort ricavate dalla distribuzione dell'idrogeno galattico” informando il pubblico circa le caratteristiche della Nube di Oort, la quale è un'ipotetica nube sferica da dove si generano le comete, posta ai confini del sistema solare, tra 20.000 e 100.000 Unità Astronomiche, U.A., dal Sole [l'U.A. è una unità di misura astronomica pari a 150.milioni di Km; la distanza tra la Terra ed il Sole]. Sempre il Prof. Sandri ha aggiunto che questa nube non è mai stata osservata perché troppo distante e buia, anche per i  moderni telescopi; ma che si ritiene sia il luogo da cui provengono le comete di lungo periodo, come ad esempio la cometa Hale-Boop e la cometa Hyakutake, scoperte nel 20° secolo, che attraversano la parte interna del sistema solare. Infine ha aggiunto che già nel 1932 l'astronomo estone Ernst Opik ipotizzò che le comete avessero origine da una nube di gas e ghiaccio ai confini del sistema solare. Fu poi l'astronomo olandese Jan Oort che nel 1950 rafforzò la teoria di Opik, effettuando una serie di calcoli ricavati dalla distribuzione dell'idrogeno nella Via Lattea. Ultima relazione della sessione ricerca radioastronomia “Meteore senza alzare gli occhi al cielo. Lo spettacolo sonoro della stelle cadenti” di Luigi Di Ruberto. Rivolgendosi in modo particolare ai radioamatori presenti in sala, il Prof. Di Ruberto ha mostrato come, con un buon ricevitore collegato ad un computer, è possibile analizzare gli impatti degli sciami meteorici nella mesosfera, sulla frequenza di 143.049 USB dello Sky Radar di Gravè – Francia; rilevare il suono elettrofonico degli impatti, misurare il numero degli impatti ogni ora (ZHR-Zenital Hourly Rate), la velocità d'ingresso nell'atmosfera terrestre e la massa. A conclusione della giornata scientifica ha provveduto l'Ing. Stelio Montebugnoli, già direttore dei radiotelescopi INAF Croce del Nord di Medicina-Bologna, con la conferenza pubblica “Il cielo, lo spettro elettromagnetico e la radioastronomia”. Una interessante disquisizione sulla scala dello spettro elettromagnetico, sui dettagli dell'Universo osservato su varie lunghezze d'onda tanto nella riga del visibile, quanto in banda radio. Infatti, l'Ing. Montebugnoli ha evidenziato come alcuni particolari non rilevabili nello spettro del visibile, si possono osservare in banda radio attraverso le radiomappe realizzate dalle antenne. Dove l'occhio umano si ferma, la radio e l'antenna continuano. Tuttavia accade che alcuni dettagli non rilevati dalle radioamappe vengono confermate con le osservazioni al telescopio. La serata si è completata con una cena sociale presso un caratteristico locale che, oltre ad offrire gustose pietanze della tipica gastronomia napoletana, ha offerto anche un suggestivo panorama notturno del Golfo di Napoli; e, naturalmente, una orchestrina che suonava melodiosi brani della Napoli che fu. La Domenica, 8 Novembre 2015, si è aperta con la Sessione Tecniche Radioastronomiche. Chairman l'Ing. Stelio Montebugnoli con la conferenza “Invicted lecture: Un array semiprofessionale pei i 1420 Mhz”. Nella sua interessante relazione l'Ing. Montebugnoli ha mostrato questo progetto, indicando come una associazione di radioastrofili o un gruppo di ricerca radioastronomico amatoriale possono unire gli sforzi economici per realizzare un array di antenne simili al progetto S.K.A. Square Kilometer Array per gestirle in remoto, utili ad elaborare progetti di ricerca in banda radio. Mentre l'Ing. Flavio Falcinelli ha mostrato come  è possibile l'osservazione via radio delle meteore e dei detriti spaziali, implementando un radar bistatico mobile dalla macchina, utilizzando una antenna direzionale magnetica sul tettuccio dell'autovettura, un ricevitore ed un computer alimentati dalla batteria della macchina. Ultima relazione quella del Prof. Jan Aglialoro (IV3.GCP) docente di scienze presso il Liceo Scientifico Statale Duca degli Abruzzi di Gorizia, sui nuovi sistemi di software defined radio di radioastronomia. Argomento ripreso dal Dott. Salvatore Pluchino nella sua relazione “Primi passi con le software Defined Radio” nnella quale ha notiziato il pubblico molto attento che il Software Defined Radio, SDR è una tecnologia  che permette di costruire radio ricevitori non più con sistema hardware, ma  completamente software, il quale, a differenza degli altri Multistandard, il ricevitore SDR funziona con tutti, in quanto il suo hardware è riprogrammabile attraverso software. Se prima era presente un ricevitore per ogni standard, con SDR si ha un ricevitore che può essere programmato di nuovo ogni qualvolta si vuole gestire uno standard diverso. Si è concluso così ICARA 2015. Ma prima del saluto di commiato, i relatori hanno immortalato la loro partecipazione con una foto di gruppo, in posa davanti allo storico ingresso dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte (Fig.3);


per poi proseguire con la visita alle strutture scientifiche dell'osservatorio e quella dell'Unione Astrofili Napoletani; dove, nella cupola Est dell'edificio, è ubicato un telescopio Celestron C14 (Fig.5).

Appuntamento a ICARA 2016.


PASSEGGIANDO NELLA VIA LATTEA
di ik0eln Giovanni Lorusso

Premessa
Con questo articolo si chiude un anno intero dedicato alla proclamazione dell'Anno Internazionale della Luce. Il logo, su in alto, ci ha tenuto compagnia per tutta la nostra attività di divulgazione scientifica, per ben 365 giorni. Ci eravamo abituati a vederlo effigiare i nostri siti, i notiziari, gli eventi che si sono succeduti nel corso del 2015. Si chiude così questo capitolo di storia per lasciare il posto ad altre celebrazioni previste per il 2016, già proclamate dall'ONU e dall'UNESCO. E, quindi, un nuovo logo ci accompagnerà per tutto il nuovo anno. Costanti, come sempre, lo riporteremo sui nostri elaborati come un trofeo assegnatoci dalla scienza, attraverso lo studio e la ricerca. E non potevamo non chiudere l'anno astronomico 2015 con un articolo che, con una impostazione luminosissima, riguarda tutti noi: la nostra Galassia, la Via Lattea. Una fonte luminosa che rischiara l'Universo, realizzata da una Grande Luce che governa tutto l'Universo.


Iniziamo la nostra passeggiata nella nostra galassia, considerandola la nostra isola in un immenso mare chiamato Universo, alla scoperta dei suoi segreti. Intanto vediamo perché si chiama Via Lattea. Il nome Via Lattea deriva da un episodio della mitologia greca, quando Il  dio dell'Olimpo Zeus, invaghitosi di Alcmena, dopo avere assunto le fattezze del marito, il re di Trezene Anfitrione, ebbe un rapporto con lei e nacque Eracle, che Zeus decise di porre, appena nato, al seno della moglie Era mentre dormiva, cosicché il bambino potesse berne il latte divino e diventare così immortale. Ma Era si svegliò, si accorse che stava nutrendo un bambino sconosciuto, e lo respinse; il latte, sprizzato dal seno, schizzò e bagnò il cielo notturno, originando la "Via Lattea"; in latino Via Lactea, utilizzato poi dai Romani, che ricalcarono il mito greco. Fin qui la Mitologia; adesso continuiamo la nostra piacevole passeggiata, addentrandoci nei meandri scientifici per cercare di scoprire le sue bellezze. Ordunque, la Via Lattea, è una galassia di tipo a spirale (Fig.1)

dove, nel braccio di Orione (Fig.2)

si trova il nostro Sistema Solare, che è distante dal centro della galassia ben 26.000 anni luce. La nostra galassia è stimata con una età di circa 12.000 milioni di anni; con un diametro di 90.000 anni luce; contiene più di 200 miliardi di stelle; una massa  di miliardi di volte quella del Sole; impiega 225 milioni  di anni per girare su se stessa; e dispone di un asse centrale definito Barra Centrale di 25.000 anni luce. Nella nostra galassia, alla pari di altre galassie che popolano l'Universo, hanno luogo tre componenti fondamentali: il Bulbo, il Disco, l'Alone. Vediamo di che si tratta: il Bulbo è la zona sferica centrale che è formata da vecchie stelle; il Disco, che si trova al di sopra del piano di rotazione della galassia, ha una dimensione approssimativamente di  un migliaio di anni luce ed è composto da giovani stelle, da gas e polvere protostellare; l'Alone è una enorme sfera di materia oscura. Ma i fenomeni energetici che mantengono unita la galassia, dove ha luogo il motore centrale, è il Centro Galattico. Infine, al centro della galassia si trova un Buco Nero, ancora oggetto di studio per la ricerca di indizi delle proprietà fisiche. Purtroppo, a causa dell'enorme quantità di polvere protostellare, simile ad una cappa di nebbia fitta, non è possibile effettuare osservazione in banda ottica del Centro Galattico, in quanto la gamma delle sue frequenze luminose non è possibile individuarle nemmeno con il Telescopio Spaziale, tanto meno con i telescopi terrestri. Ciò invece è possibile soltanto con i radiotelescopi  attraverso le radio mappe, utili a rilevare la formazione di nuove stelle e di stelle di prima generazione in fase di estinzione. Inoltre, proprio nella regione centrale, è possibile rilevare una enorme concentrazione di luce ed una estesa quantità di stelle, maggiore di un miliardo di volte a quello presente intorno al nostro Sole; dove vengono rilevati intensi campi magnetici, data la presenza di cariche elettriche in movimento. Avvicinandoci ad una scala di 20 anni luce ci si avvicina al motore centrale della Via Lattea e, grazie alle osservazioni in banda radio, abbiamo una informazione unica: la presenza di più di 20.000 stelle. Ebbene, le osservazioni a differenti lunghezze d'onda, permettono di studiare le differenti componenti fisiche della nostra galassia. Infatti se l'osservazione avviene in onde millimetriche, emerge chiaramente la presenza di gas molecolare che è il combustibile per la formazione di nuove stelle; mentre se l'osservazione avviene su lunghezze centimetriche si ha una mappatura completa della distribuzione del gas, il quale si ionizza ed emette luce e onde radio, perché nei 4 anni luce centrali della galassia vi sono oltre 10.000 stelle; infine su scala di 4 anni luce, le immagini radio a Raggi X  evidenziano la presenza di un gas caldissimo con temperatura molto al di sopra di milioni di gradi, dove è possibile osservare con precisione il gas ionizzato delle regioni interne dei bracci galattici. Ed è proprio in queste immagini radio che si può rilevare un oggetto celeste compatto ubicato nel centro della Via Lattea: la radiosorgente SgrA* che conferma la presenza del Buco Nero della nostra galassia. SgrA*, acronimo di Saggittarius A* (Fig.3)

è una sorgente di onde radio molto compatta e luminosa, situata nel centro della Via Lattea. La radiosorgente SgrA* sembrerebbe essere il punto in cui si trova un Buco Nero Supermassiccio; il quale avrebbe una massa di circa 4 milioni di volte quella del Sole e, trovandosi nel centro della nostra galassia, costituirebbe il corpo celeste attorno al quale tutte le stelle della Via Lattea, compresa la nostra, compiono il loro moto di rivoluzione. Dunque questa è la nostra isola, nata circa 14miliardi di anni fa, dopo una tremenda esplosione chiamata Big Bang, nella quale convivono insieme luci e onde radio; la, dove la Terra rappresenta soltanto un piccolo granello di sabbia che ubbidisce alle leggi della fisica che governano tutto l'Universo. Leggi della fisica che utilizza anche il radioamatore attraverso le radiocomunicazioni. Si chiude così l'Anno Internazionale della Luce. Nel 2016 ci aspettano le celebrazione dell'Anno Internazionale dei Legumi; le quali, anche se in apparenza sembrano non aver nulla a che fare con la fisica astronomica, vi assicuro che  occupano una ruolo molto importante, non solo nella gastronomia. Scopriremo così l'assonanza con la materia astronomica. Intanto per una attenta meditazione di fine anno, riporto il pensiero filosofico del compianto Carl Sagan (Fig.4)

un grande radioastronomo autore di tanti libri e fondatore del progetto S.E.T.I. (Serach of Extra Terrestrial Intelligence).  Auguro a tutti un Natale di Pace

(Fig.6).


Cieli Sereni, ik0eln Giovanni Lorusso


Un granello di Sabbia
La Terra è un palcoscenico molto piccolo in un’enorme arena cosmica. Pensa ai fiumi di sangue versati da tutti i generali ed imperatori affinchè in gloria e trionfo loro potessero divenire i padroni momentanei di una frazione di un puntino. Pensa alle crudeltà senza fine degli abitanti di un angolo del puntino sugli abitanti di un altro angolo appena distinguibile del puntino. Così frequenti i loro malintesi, così ansiosi sono di uccidersi l'un l'altro, così fervente il loro odio. La nostra presunzione, la nostra immaginata auto-importanza, la nostra illusione di avere una posizione privilegiata nell'Universo, sono sfidate da questo puntino di luce pallida. Il nostro pianeta è una macchiolina solitaria avvolta nel grande buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è suggerimento d’aiuto che verrà da altrove a salvare noi da noi stessi. Si dice che l'astronomia insegna la modestia e io aggiungo che è un’esperienza che costruisce il carattere. Io penso che non c’è forse nessuna migliore dimostrazione della follia della presunzione umana che questa immagine da lontano del nostro piccolo mondo. Secondo me, essa sottolinea la nostra responsabilità di avere più gentilezza e compassione l'un con l'altro e di preservare e curare teneramente quel pallido puntino blu, l'unica casa che noi abbiamo mai conosciuto (Fig.5).


[Carl Sagan]
UNA GIORNATA NEI PA … RAGGI
Una giornata a Monte Livata. Osservazioni astronomiche per un gruppo di scout

Introduzione di ik0eln Giovanni Lorusso
Quando IW0DYD Pasquale Cataldo, capo scout del Gruppo Montecelio 1, mi invitò a portare una conferenza all'aperto al suo gruppo di scout, rimasi molto perplesso. Mi disse che il suo gruppo, con i suoi vertici di Montecelio 1: Alessandro Testi, capo reparto; Riccardo Sgroia, aiuto capo reparto maschi; e Martina Izzo, capo reparto donne; avevano curato tutta la logistica del campo estivo sull'altopiano dei Monti Simbruini, in località Monte Livata, a 1700 m s.l.m., dal 1° Luglio al 15 Luglio 2015, e che il 5 Luglio era prevista nel programma una lezione di Astronomia, oltre le ordinarie attività.

E quando gli chiesi che attinenza avesse l'Astronomia con l'attività degli scout, l'amico Pasquale mi informò che nel loro regolamento è prevista anche la disciplina astronomica, l'orientamento notturno attraverso le stelle e quello diurno utilizzando il Sole e l'orologio da polso. Devo dire che all'inizio ero scettico, in quanto ero convinto che, dopo aver osservato il Sole al telescopio, gli scout si sarebbero annoiati ad ascoltare la mia relazione. Invece mi ero completamente sbagliato, perché, in maniera composta, i ragazzi si sono seduti ed hanno ascoltato, fino all'ultimo, tutta la mia conferenza. Anzi, nonostante i ripetuti richiami dei loro superiori  a inquadrarsi per riprendere le loro attività, gli scout hanno continuato a pormi tante domande, alle quali sono stato davvero felice di rispondere. Domande sul Sole, ma anche sulle recenti scoperte di pianeti extrasolari, di cui erano perfettamente a conoscenza. Ma, non vado oltre; lascio che sia il capo reparto Sgroi a raccontare lo svolgimento della giornata.


** Molti di noi quest’estate hanno sofferto per il “troppo” caldo poiché certe temperature non si registravano da molti anni, basti pensare all’annata precedente quando ci fu un’estate tanto piovosa quanto anomala; molti altri, questo caldo stagionale se lo sono goduto: chi in riva al mare e chi in montagna. Solo in pochi però questo sole hanno avuto il piacere, la fortuna e il coraggio di guardarlo più da vicino. Qui entra in gioco tutta la passione e l’esperienza di un grande astronomo che ha saputo prima farsi coinvolgere e poi a sua volta coinvolgere un gruppo di ragazzi in età preadolescenziale, infatti il gruppo scout Montecelio 1, che durante la prima settimana di luglio ha svolto un campeggio sui prati di Monte Livata, ha avuto il piacere e l’onore di scoprire con nuovi occhi le meraviglie del Sole attraverso le sapienti parole dell’astronomo  Giovanni Lorusso.

L’incontro avvenuto lo scorso 5 luglio è il frutto dell’amicizia “radioamatoriale” tra il già citato Lorusso e il capo scout Cataldo Pasquale accomunati oltre che da un’insaziabile passione per la volta celeste, anche dalle frequenze delle radio; succede così che commentando sulle frequenze di Radio Astronomia le più affascinanti novità dello spazio infinito (e spesso ignorato) i due iniziano a chiacchierare del più e del meno, comprese le loro attività e i loro hobby svolti qui… proprio sul pianeta Terra. L’osservazione delle meteore diventa ad esempio uno dei loro argomenti preferiti tanto che a partire dal 2013 iniziano a progettare e realizzare un innovativo sistema per monitorarle tramite tecniche radio: il Meteor Scatter.   Nasce dunque una collaborazione del tutto amatoriale dettata esclusivamente dalla voglia di crescere, accrescere e divulgare tutto un bagaglio di nozioni, esperienze e spesso anche emozioni che solo chi ha l’abitudine di stare con il naso all’insù può capire.


Pasquale e Giovanni  si danno appuntamento per quest’estate con l’obiettivo di trasmettere questa passione anche ai più giovani; ad una prima superficiale analisi può sembrare che lo scoutismo e l’astronomia abbiano pochi punti in comune, ma la realtà è che la profonda e inesauribile voglia di scoperta lega a doppio filo queste due attività. Così in una splendida giornata di Sole i ragazzi del reparto Uragano del Montecelio hanno provato l’insolita esperienza di vedere la stella più luminosa del nostro sistema solare; capita spesso di porgere ai cieli di indimenticabili notti estive i nostri sogni e le nostre aspettative, mentre dal Sole di solito si cerca riparo; ma non qui. Su Monte Livata la vegetazione è fitta e ogni singola foglia dell’immensa faggeta, la più grande d’Europa, sa quanto sia importante e difficile raggiungere i raggi del Sole. Il verde rigoglioso e lucente che ricopre e ammanta “la montagna di Roma” nasconde solo in parte la febbricitante vita della flora e della fauna che abita sui monti Simbruini.


Il fascino di vivere a stretto contatto con la natura lì dove questa natura ha la enne maiuscola spinge, da oltre cent’anni, i ragazzi che fanno scautismo a montare le loro tende proprio qui e abbandonare per un paio di settimane la  tecnologia e con essa la “vita digitale” di cui, soprattutto oggi, fanno parte; allora diventa fondamentale riscoprire il piacere di sdraiarsi sull’erba e abbandonarsi all’infinita bellezza di alcune sensazioni che nessun motore di ricerca potrà mai spiegare. Perdersi per ritrovarsi dunque: bussola e telescopio diventano perciò due oggetti fondamentali per simboleggiare ciascuno nel suo ambito lo strumento di questo “modus vivendi”. I ragazzi ascoltano e osservano, seguendo le parole e i consigli di Giovanni;  arrivano le domande a cui seguono le spiegazioni e poi altre domande e altre spiegazioni: il Sole è ormai alto ed è tempo di interrompere l’osservazione attraverso i telescopi, si passa perciò ad alcune diapositive e ad altre spiegazioni. Il sole ora è allo zenit ed è tempo di riprendere le attività di campo: prima dei saluti  però un pasto condiviso è il tributo minimo per festeggiare questo incontro…illuminante **
Riccardo Sgroi
A.C.R. Gruppo Scout MONTECELIO 1

METEOROLOGIA SPAZIALE
(SPACE WEATHER)

         
         
         di ik0eln Giovanni Lorusso


Agli inizi del 2008, con un perfetto sincronismo, rispettando la Legge di Hale (Fig.1)


le macchie solari hanno invertito la loro polarità, segnalando l’inizio del XXIV Ciclo Solare; ma, per quanto riguarda le previsioni dell’intensità relativa all’attività solare, i pareri dei Fisici sono ancora contrastanti. Infatti, i dati raccolti sin ad ora, come sempre, hanno diviso gli esperti; in quanto, una parte prevede un incremento maggiore del 50% rispetto al XXIII ciclo e l’altra parte stima un 40% in meno. Tuttavia, va detto che trattasi soltanto di previsioni, elaborate sulla base dei fenomeni solari in atto e consultando gli archivi storici delle precedenti attività solari. Ma la nostra Stella è davvero imprevedibile, basti ricordare il ciclo tra l’anno 1645 ed il 1715, conosciuto come il “Minimo di Maunder” (Fig.2)


quando il Sole, inaspettatamente, per ben undici anni, non mostrò un minimo di attività: macchie, flares, protuberanze, filamenti; modificando le condizioni meteorologiche sulla Terra, generando estati torridi ed inverni rigidi anche alle basse latitudini; un evento ricordato con l’appellativo di “Piccola Glaciazione”. Altri fenomeni  bizzarri di un ciclo solare sono le Solar Storms (Tempeste Solari) le quali condizionano fortemente quanto avviene giornalmente sul nostro Pianeta. Attività come la distribuzione di energia elettrica, la navigazione aerea su rotte polari, la navigazione marittima, le comunicazioni satellitari e tutte le radiocomunicazioni, comprese quelle radioamatoriali, in presenza di una tempesta solare, possono essere messe a rischio di Blackout anche per un lungo periodo. Nel 1989, una devastante Tempesta Solare distrusse i trasformatori di energia elettrica del Quebec (Canada), condannandolo all'oscurità per diverse settimane. Ma, entriamo nel dettaglio per capire come avviene una tempesta solare, capace di condannare al silenzio radio anche i più agguerriti Radioamatori. Innanzitutto occorre dire che il Sole non porta sulla Terra soltanto luce e calore e che per attività solare si intende l’emissione, variabile nel tempo, dal Sole e per tutto lo Spazio, del Vento Solare, di Particelle Energetiche, di Raggi X e di Onde Radio. Inoltre, va aggiunto che esistono varie tipologie di fenomeni solari che provocano disturbi alle attività umane: le Tempeste Geomagnetiche, le Tempeste di Radiazione Solare e i Radio Blackout. Ed allora, passiamo in rassegna questi fenomeni di cui, il nostro amico Sole, si rende protagonista nel corso di un ciclo solare. Quindi, le Tempeste Geomagnetiche sono perturbazioni del Campo Magnetico Terrestre prodotte dalle emissioni di plasma espulso dalla Corona Solare (Fig.3)


e classificate con il nome di C.M.E. – Coronal Mass Ejection. Mediamente le C.M.E. possono raggiungere la Terra in circa diciotto ore; e quando le emissione è di forte intensità di protoni, particelle di tipo A ed elettroni, dopo aver interagito con il Campo Magnetico Terrestre, producono guai seri alle centrali elettriche, disturbano la propagazione delle onde radio, inibiscono i sistemi di navigazione terrestre e satellitare, e, addirittura, confondono il flusso migratorio degli uccelli. Le C.M.E., muovendosi lungo le linee di forza del Campo Magnetico Terrestre (le Cuspidi), sono anche all’origine di spettacolari aurore polari. Mentre, le Tempeste di Radiazione Solare, definiti con il termine di S.E.P. – Solar Energetic Particles (Fig.4)


si riferiscono alla comparsa di elevati livelli di radiazione dei Raggi U.V. - Ultras Violet Ray, causati dall’eccessiva presenza del numero di particelle energetiche, che viaggiano a 300.mila Km/s, ovvero:  alla velocità  della luce, e raggiungono la Terra entro pochi minuti. Gli effetti negativi di questa tempesta sono i disturbi alle comunicazioni, ai sistemi di navigazione satellitare e, soprattutto, un alto rischio per gli aerei che volano a quote elevate sulle rotte polari, nonchè per gli astronauti, in modo particolare se in missione extra veicolare. L’assorbimento di una dose eccessiva dei nuclei atomici energetici può causare danni ai tessuti e agli organi, causando le tipiche malattie da radiazione, fino alla morte. Infine, l’argomento che ci riguarda più da vicino sono i Radio Blackouts. Qui, la causa di forti disturbi, a volte con un lungo silenzio radio in HF, è prodotto sulla Ionosfera da intense emissioni di Raggi X provenienti dal Sole (Solar X Ray) a seguito di brillamenti solari (Flares) di classi moto elevate, generando il fenomeno dei S.I.D. - Sudden Ionospheric Distrurbance (Fig.5).


A tal riguardo, la NOAA - National Oceanic and Atmosferic Administration ha classificato i disturbi provocati dall’emissione di Raggi X di provenienza solare, stilando una scala di intensità, nella quale, una Solar X Ray Emission di tipo “M” o di tipo “X”, rappresenta un segnale di allarme per questo tipo di eventi. Una coppia di satelliti, GOES e POES (Geostationary and Polar Operational Environmental Satellites) osservano costantemente l’attività solare nei Raggi X, pronti a segnalare forti brillamenti ed intense emissioni. E, qui, va aggiunto il prezioso contributo di Radioamatori e Astrofili che, avvalendosi delle loro attrezzature, segnalano agli Istituti di Ricerca le pericolose emissioni rilevate in banda radio e sullo spettro del visibile. Ebbene, con l’intensificarsi delle attività umane per scopi diversi, quali ad esempio: la ricerca spaziale, la meteorologia, le telecomunicazioni, la difesa militare, la medicina; è diventato sempre più importante conoscere il comportamento, a volte dannoso, della nostra Stella. Attraverso questa nuova disciplina scientifica denominata Meteorologia Spaziale (Space Weather) la Comunità Scientifica è riuscita a mettere in guardia anche la Medicina Ufficiale, la quale promuove campagne di sensibilizzazione, in modo particolare a favore delle donne, per la prevenzione dei  danni provocati al seno dalla violenza dei Raggi U.V. Ed ha schierato una flotta di “sentinelle solari” che, a distanza ravvicinata, osservano il Sole su varie lunghezze d’onda, inviando sulla Terra preziose informazioni. Ma, lo studio della meteorologia spaziale non si limita alla valutazione dei fenomeni solari, perché altri elementi concorrono ad arricchire la materia, quali: i Raggi Cosmici (Cosmic Ray), causati dalle esplosioni di Supernove (esplosioni di stelle al termine della loro vita nell’Universo) provenienti dallo spazio profondo e che raggiungono la Terra, trasportando molta più energia delle particelle solari; ed i Lampi Gamma (Gamma Ray Burst) che sono tremende esplosioni di gas nucleare che avvengono nei Raggi Gamma e che rilasciano nell’Universo, enormi intensità di radiazioni. Al momento, questi fenomeni non trovano ancora una spiegazione scientifica, per cui sono ancora oggetto di studio; tuttavia, lasciano capire l’importanza che riveste lo studio della meteorologia spaziale, in modo particolare se indirizzato a migliorare le nostre capacità di prevedere eventi particolarmente energetici che potrebbero compromettere la nostra sicurezza. Attualmente, più che previsioni, si tratta di analisi probabilistica degli eventi; e, fu per puro caso che gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale scamparono alle devastanti radiazioni U.V. (S.E.P.) del 20 Gennaio 2005, perché, all’ultimo momento, annullarono una missione extra veicolare da effettuare al di fuori del laboratorio spaziale I.S.S. Non da meno, avvenne il 6 Dicembre 2006, quando un enorme brillamento solare  generò un flusso di rumore in banda radio dieci volte superiore al normale, rilevato da tutte le stazioni radioastronomiche terrestri, sufficiente ad accecare tutti i ricevitori GPS dell’emisfero della Terra esposto al Sole. Ma, lo spettacolo più singolare del Sole, avvenne il 13 Dicembre 2006, quando una enorme C.M.E., raggiunse la Terra in due ondate, la prima tra le 12,00 UTC e le 18,00 UTC e la seconda nella notte del 14 Dicembre, provocando gravi danni ai computer di bordo ed ai pannelli solari di alcuni satelliti e causando un Radio Blackout che durò circa due giorni (in quel periodo, molti Radioamatori salirono sul tetto per controllare le antenne convinti che fossero disconnesse dagli apparati radio). Ma la possibilità di seguire costantemente l'attività solare è data anche ai Radioamatori, utilizzando un telescopio di modeste proporzioni, purchè corredato di filtro solare in Mylar Astrosolar da apporre davanti al telescopio per osservare il disco solare in luce bianca con le Macchie Solari e la Corona Solare. Ma, attenzione a non osservare il Sole senza l'uso dei filtri, in quanto si rischiano seri danni agli occhi. Così come, evitare nella maniera più assoluta di utilizzare vetrini per saldatori o vecchie lastre fotografiche, perchè non riescono a contenere Raggi U.V. molto nocivi alla vista! Altro comodo sistema è quello di visitare spesso il sito del S.O.H.O. - Solar and Heliospheric Observatory  http://sohowww.nascom.nasa.gov/  per osservare il Sole su più lunghezze d'onda, la velocità del Vento Solare e la quantità di Protoni per cm.2; il sito del NOAA Space Weather Prediction Center  http://www.swpc.noaa.gov/  per rilevare eventuali Tempeste Solari e Radio Blackouts; e, infine, il Radio Sole in banda HF, visitando il sito del Radiotelescopio di Nancay  (Francia) http://realtime.obs-nancay.fr/dam/realtime_display/dam_realtime.php?lang=fr  che, oltre al Sole, osserva  pure le Tempeste Magnetiche di Giove. A conclusione, che cosa ci riserva il 24° Ciclo Solare? Al momento è difficile dirlo, perchè, come abbiamo visto, il Sole è davvero imprevedibile. Tuttavia, al di la dei suoi capricciosi, io  sono convinto che sarà un ciclo con una costante ascesa di fenomeni. Per cui auguro tanta buona propagazione a chi svolge attività Dx;  e cieli sereni per coloro che svolgono  osservazioni solari  



BRAVA ROSETTA

Premessa
Precisiamo subito che non si tratta di una bella ragazza, ma della sonda Rosetta, a cui è stato dato il nome della missione, ispirandosi alla “Stele di Rosetta”, uno strumento utile agli archeologi per interpretare i geroglifici egizi. Compito di Rosetta è quello di avvicinare la Cometa 67P/Shuryumov-Gerasimenko, sganciare il lander Philae che si poggerà sul nucleo della cometa e, dopo essersi arpionato nel ghiaccio che ricopre il nucleo cometario, effettuerà delle trivellazioni per raccogliere campioni della roccia cometaria, per poi analizzarli nel laboratorio di bordo del lander ed inviare i dati sulla Terra in tempo reale, unitamente alle immagini di tutte le operazioni della delicata missione. Tutto questo, grazie all'alta tecnologia, per lo più italiana, installata a bordo di Rosetta. Ed allora, non ci resta che entrare  nel merito per saperne di più.



Davvero brava la sonda Rosetta; o, è più opportuno dire: davvero bravi i tecnici dell'Agenzia Spaziale Europea- E.S.A. di Darmstadt, in Germania che gestiscono la missione Rosetta, i quali, con estrema precisione, il 3 Febbraio 2014, gli hanno fatto la ...sveglia! Rosetta era stata lanciata nel 2004, e in attesa del passaggio della Cometa 67P/Shuryumov-Gerasimenko, nel 2011, era stata “ibernata”, ovvero, erano stati spenti i motori e la strumentazione di bordo, lasciando in funzione soltanto un piccolo ricevitore in grado di ricevere dalla Terra il comando di “risveglio”. Puntuale, il 20 Febbraio 2014, alla base dell'E.S.A. di Darmstadt, è giunta la risposta che la sonda si era “svegliata” ed era pronta a compiere la sua missione.
Occorre dire che il contributo italiano in questa missione è stato di notevole importanza, in quanto quasi tutte le apparecchiature di bordo sono made in Italy, rappresentati da tre strumenti di alta precisione:  il VIRTIS - Visual InfraRed and Thermal Imagin Spectrometer; GIADA – Grain Impact Analyzer and Dust Accumulator; e OSIRIS/WAC – Wide Angle Camera. E, proprio grazie ad OSIRIS/WAC che la sonda ha fatto delle riprese sensazionali della Cometa 67P/Shuryumov-Gerasimenko, in avvicinamento, filmando addirittura la formazione della coda cometaria. Inoltre, OSIRIS/WAC verrà utilizzato anche per la mappatura completa della Cometa; per filmare le fasi della discesa del lander Philae sul nucleo cometario, che, come sappiamo, avverrà il 6 Agosto 2014; zummerà per riprendere le operazioni di carotaggio della trivella del lander; ed effettuerà meravigliose riprese durante l'inseguimento della Cometa intorno al Sole, previsto tra Novembre 2014 e Dicembre 2015. Quindi, questa stupenda avventura spaziale continuerà, sicuramente con successo. A questo punto, non ci resta che incrociare le dita ed augurare a Rosetta un lusinghiero successo. Anche noi siamo ansiosi di vedere belle immagini di mondi lontani. Dunque, buon lavoro Rosetta.

       
        Cieli Sereni           Ik0eln Giovanni Lorusso


2016 * ANNO INTERNAZIONALE DEI LEGUMI
proclamato dall'ONU e dall'UNESCO

UN PIATTO DI FAGIOLI DI 14 MILIARDI DI ANNI FA
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Rivolgo a tutti i lettori un cordiale benvenuto alle celebrazioni dell'Anno Internazionale dei Legumi. Sicuramente saranno in tanti a domandarsi quale legame esiste tra i legumi e l'Astronomia. Ed in effetti, all'apparenza, pare che non vi sia nessuna liason tra le parti. Ma non è proprio così, perché anche i legumi fanno parte di un evento scientifico accaduto circa 14.miliardi di anni fa: il Big Bang. Vediamo come. Quando si pensa all’assunzione di calcio, si fa riferimento al latte e ai suoi derivati; ma in realtà esistono anche altri alimenti che vanno presi in considerazione; quali ad esempio: i semi di sesamo e quelli di lino, il cavolo verde, gli spinaci, i broccoli, ma anche i legumi. Prodotti, questi, presenti in modo sostanzioso nel menu degli astronauti, perchè assicurano un buon apporto di calcio, fondamentale per chi vive in assenza di peso. Infatti i legumi sono una fonte preziosa di proteine e sali minerali, come ferro e calcio, elementi chimici presenti nell'Universo ed anche nel corpo umano; i quali, abbinati ai cereali integrali formano un piatto completo dal punto di vista degli aminoacidi necessari al corretto funzionamento del nostro organismo. Si pensi che un piatto di legumi sostituisce abbondantemente una fettina di carne! I legumi, un alimento indirettamente nato dopo l'origine del Big Bang (Fig.1)

dalle particelle elementari prodotte dopo la terribile esplosione (Secondo il modello del Big Bang, l'Universo ebbe origine con un' "esplosione", che riempì tutto lo spazio, a partire da un punto materiale. Dopo questo momento ogni particella cominciò ad allontanarsi velocemente da ogni altra particella. Nei suoi primi attimi l'Universo si può considerare come un gas caldissimo di particelle elementari in rapida espansione) che hanno generato poi lo sviluppo dei corpi celesti, e quindi la formazione del nostro sistema solare e la formazione della Terra, avvenuta circa 4,6 miliardi di anni fa. Tuttavia ci volle molto tempo prima che il Brodo Primordiale che avvolgeva il nostro pianeta (Fig.2)

si raffreddasse per dare il via alla nascita del mondo vegetale primordiale (Il brodo primordiale, ovvero il brodo prebiotico, è un ambiente ancestrale nel quale sono avvenuti gli eventi chimico-fisici che avrebbero poi dato origine della vita sulla Terra. Il brodo primordiale era una miscela acquosa di sali inorganici e vari  composti chimici semplici a base di carbonio, idrogeno, ossigeno , azoto, ammoniaca e anidride carbonica; ma anche di natura organica formata da idrocarburi,  amminoacidi, acidi carbossilici, e polimeri). E pare che tra le prime forme di vita vegetale presente sulla Terra ci fossero anche piante di legumi; dopo un viaggio iniziato circa 14 miliardi di anni addietro. Adesso però stringiamo i tempi per giungere ai periodi più prossimi ai nostri. I legumi, normalmente presenti sulle nostre tavole, hanno origini che si perdono nella notte dei tempi. Mangiarli significa riscoprire le nostre radici, in quanto hanno accompagnato l’uomo nel corso della sua storia fin dall’antichità. In particolare le lenticchie sembra siano il più antico legume coltivato, le cui origini, nella zona sud orientale dell’attuale Siria, risalirebbero addirittura al 7000 a.C. per poi diffondersi in tutto il Mediterraneo. Ma anche i piselli sono legumi antichi, dei quali si sono trovati semi risalenti a 9000 anni a.C. in Thailandia. Fagioli, piselli, lenticchie, fave, lupini, ceci e soia sono pietre miliari del nostro percorso, perché contengono gli stessi minerali che compongono il nostro corpo. Attraverso questo prezioso alimento, generatosi dopo il Big Bang, si è cibato l'uomo primitivo, garantendo la sua sopravvivenza nel corso delle ere, fino ai giorni nostri (Fig.3).

Dunque, la liason che unisce l'uomo, i legumi e l'astronomia è avvenuto intorno a 14 miliardi di anni addietro, con l'evento del Big Bang, attraverso un processo evolutivo che ci accompagna ancora oggi e che incontriamo spesso nei nostri prelibati piatti gastronomici, ottimi per la delizia del nostro palato (Fig.4);

anche i legumi sono “figli delle stelle”. Dopo aver letto questo articolo, probabilmente saranno in tanti a meditare prima di affondare il cucchiaio in un piatto di minestra di legumi. Un piatto che, nonostante siano trascorsi 14 miliardi di anni, non si è ancora raffreddato!   Auguri di Buon Anno (Fig.5)

e … di buon appetito.
Cieli sereni
ik0eln Giovanni Lorusso    


ALLA SCOPERTA DI UN NUOVO UNIVERSO
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Fino ad un secolo fa, gli scienziati ritenevano che l’Universo fosse racchiuso nella nostra Galassia: La Via Lattea; ma, nel corso del XX secolo, la ricerca ha fatto passi da gigante. Infatti, grazie a potenti telescopi sparsi in varie parti del mondo e grazie ad una impressionante flotta di sonde interplanetarie, gli scienziato hanno potuto accertare l’immensità dell’Universo. Un maggior contributo poi, è pervenuto dal telescopio spaziale Hubble Space Telescope, il quale, posizionato al di sopra dell’atmosfera terrestre, è riuscito ad osservare stelle di prima generazione di circa 14.miliardi di anni addietro, ovvero appena dopo il Big Bang (Fig.1).


Sensazionale fu la scoperta di Albert Einstein, che nel 1905 formulò la teoria della relatività ristretta, nella quale enunciò che, la distanza, il tempo e la massa, non sono assoluti (equazione fisica E=m.c2). Successivamente, nell’anno 1907, dopo una intuizione che lui definì “il pensiero più felice della mia vita”, elaborò la teoria della Relatività Generale. Infine, nel 1916, pubblicò la sua opera mettendo in relazione la gravità, lo spazio ed il tempo.  Tuttavia, Einstein era convinto che l’Universo fosse statico ed incorruttibile; ma, l’astronomo americano Edwin Hubble, nell’anno 1929, dimostrò che l’Universo è in espansione. La convinzione di Hubble nacque dopo aver osservato un gruppo di galassie distanti milioni di anni luce dalla nostra galassia, perchè, man mano che ne calcolava la distanza, le galassie si allontanavano ad una velocità incredibile, schiftando verso il colore rosso, nel rispetto della Teoria del Redschift (questa teoria si basa principalmente sull'Effetto Doppler. Un esempio, è la percezione che noi abbiamo ascoltando il suono di una sirena di una ambulanza in transito davanti a noi. La sensazione che abbiamo è che il suono della sirena cambia man mano che si avvicina a noi e man mano che si allontana da noi. Invece nella riga dell'ottico, questo  effetto si evince con il cambiamento dei colori monocromatici; che è rosso per gli oggetti celesti che si allontanano dal nostro sguardo: il Redschift; e blu per gli oggetti che si avvicinano: il Bluschift). Da queste sue osservazioni, Hubble dedusse che, all’inizio, l’Universo era più piccolo e più compatto di quello attuale, avvalorando, così, la teoria del Big Bang, (la tremenda esplosione che avvenne nell'Universo circa 14.miliardi di anni fa). A confermare l’esattezza di questa teoria, fu l’ingegnere Karl Jansky, il quale, incaricato dalla Bell  Laboratories di accertare l’origine di disturbi di natura ignota che interferivano con le radiocomunicazioni commerciali, utilizzando un  enorme parco antenne e alcuni ricevitori, scoprì che l'intenso noise proveniva dal centro galattico, oggi conosciuta come Radiazione Cosmica di Fondo; cioè il residuo della radiazione termica dopo il Big Bang, che risulta pari a 2.725 gradi Kelvin. Ma veniamo ai giorni nostri. La cronaca scientifica ci dice che questo millennio è caratterizzato dalla scoperta di oltre 3500 Esopianeti (Exoplanets), appartenenti ad altri sistemi solari della nostra galassia, taluni di taglia gioviana ed altri di taglia terrestre; i quali, probabilmente, potrebbero essere candidati per ospitare forme di vita. E per questo programma di ricerca  furono lanciate due sonde interplanetarie: la missione New Horizon, che raggiungerà i confini del nostro Sistema Solare, oltre la fascia di Kuiper, che è la regione al limite del nostro sistema solare caratterizzata dalla presenza di planetoidi, per studiare più da vicino la Nube di Oort, la nube genitrice delle Comete; ed il satellite Kepler destinato a viaggiare nella nostra galassia alla ricerca di pianeti extrasolari. Sicuramente un lungo viaggio che i due satelliti stanno affrontando, ma, che, sicuramente, apriranno nuovi scenari su nuovi mondi, sopratutto per cercare di dare una risposta alla domanda che l’uomo si pone da sempre; ovvero, se siamo gli unici abitanti di questo immenso condominio! Ma, non è tutto! Più si va avanti con le scoperte e più si formano gli interrogativi. Il 30 Aprile 1996, l'Agenzia Spaziale Italiana lancia in orbita il satellite Beppo-Sax (il satellite prende il nome dall'astrofisico italiano Prof. Giuseppe Occhialini; per gli amici Beppo). Scopo della missione: studiare il fenomeno delle potenti emissioni di lampi che avvengono nella banda dei Raggi Gamma dello Spettro Elettromagnetico (G.R.B – Gamma Ray Burst) rilevati casualmente in alcune galassie, comunque al di fuori della Via Lattea (Fig2).




Dai primi rilevamenti, Beppo-Sax ha osservato che gli intensi lampi,  i quali, a volte, durano anche per un periodo di dieci minuti, sono generati dall'accrescimento della materia di un Buco Nero. A collaborare in questa nuova ricerca, il 20 Novembre 2004, la NASA lancia in orbita il satellite Swift con a bordo ben tre telescopi a raggi Gamma, riuscendo a osservare i G.R.B.  anche con una durata di pochissimi millisecondi! Ma, entrambi i satelliti non hanno affatto concluso la loro missione, in quanto, gli eventi G.R.B. sono soltanto una minima parte dei fenomeni che avvengono in questa banda ancora sconosciuta ed ancora oggetto di studio. L'altra incognita dell'Universo è rappresentata dalla Dark Matter; è così che gli americani chiamano la Materia Oscura presente nell'Universo (Fig.3.)


Ad oggi si è riusciti a scoprire soltanto il 5% della sua massa. Comunque si sa che si manifesta attraverso i suoi effetti gravitazionali, ma non è ancora osservabile; tanto che il noto astronomo Bruce H. Margon dell'Università di Washinton, che dedica costantemente i suoi studi sulla Dark Matter, in una sua intervista rilasciata al New York Times nel 2001, dichiarò davvero con  amarezza: “ ... è una situazione alquanto imbarazzante dover ammettere che non riusciamo a trovare il 95% della materia dell'Universo ...”. Alla scoperta della Dark Matter, il 16 Maggio 2011, è partito il satellite Ams-02 con il compito di esplorare proprio quel 95% ancora ignoto. Ma è già pronto sulla rampa di lancio il satellite Euclid, che partirà il 2020 con lo scopo di aiutare a capire meglio la parte oscura dell'Universo. Attraverso una mappatura in 3D sullo spettro del visibile e nell'infrarosso, Euclid mostrerà, in tre dimensioni, le galassie e gli enormi oggetti celesti che popolano l'Universo, fino a dieci miliardi di anni luce. Tutto questo permetterà di capire come si è espanso l'Universo che conosciamo oggi ed il motivo della sua accelerazione di espansione. Inoltre, studierà dettagliatamente come la Materia Oscura abbia condizionato tutta la storia dell'Universo e come si sono formate le strutture a “ragnatela” che ospitano gli ammassi delle galassie (Fig.4).


Ma ecco che l'Universo ci presenta un'altra incognita da risolvere: le Magnetar (Fig.5).


E' da poco che sono state scoperte strane stelle, che rappresentano i resti di normali stelle finite in un densissimo nucleo e, sopratutto, con un campo magnetico addirittura più alto dell'Universo. Questi particolari oggetti celesti sono stati definiti con l'appellativo di Magnetar, acronimo di Magnetic Star (Stelle Magnetiche). La dinamica di questa popolazione di stelle è tale che, a causa delle loro instabilità, dovuta al loro fortissimo campo magnetico, potrebbero emettere una eccessiva quantità di radiazione di raggi gamma letale per ogni forma di vita. Per fortuna questi mostri magnetici sono distanti dalla Terra milioni di anni luce; ma nella dannata ipotesi che si avvicinassero alla nostra Galassia, l'evento sarebbe davvero disastroso. Si ipotizza che, per chi, ignaro, passeggiasse per le strade del nostro pianeta, potrebbe addirittura essere catturato dal mostruoso campo magnetico di una stella Magnetar e spiccicato sulla sua superficie come uno spillo attratto dalla calamita di un porta spilli in una sartoria. E' stato scoperto che le Magnetar attraversano periodi improvvisi di estrema attività, alternando periodi di tranquillità, rendendosi, così, irriconoscibili e finanche invisibili. A questo punto è facile capire che, con questo subdolo comportamento, le Magnetar siano molto più numerose di quanto si pensasse. Ipotesi, questa, confermata dal satellite Swift, il quale riesce a puntare, con molta rapidità, le sorgenti dei loro fenomeni “smascherandole”. Tuttavia le stelle Magnetar oggi confermate non superano le venti unità, ma la caccia continua perchè sicuramente nell'Universo ce ne sono molte di più. Quindi, stiamo molto attenti a tenere bassi i valori dell'Emoglobina, perchè un eccesso di ferro nel sangue ci potrebbe trasformare in spilli da sartoria! Scherzi a parte, è evidente che ci troviamo di fronte a nuove incognite che l'Universo ci presenta, diremmo, giorno per giorno. E non ci meraviglieremmo se la sonda Kepler annunciasse di aver scoperto un pianeta simile alla nostra Terra, dove si è formata o si sta formando qualche forma di vita, magari diversa dalla nostra che, come sappiamo, è basata sul DNA. Grazie alla tecnologia dell'Homo Softwarensis dei nostri giorni, munito di una specie di interfaccia cervello/computer, stiamo facendo davvero passi da gigante nella ricerca, riuscendo a scoprire che ci sono due Universi, comunque uniti tra di loro, dove sono congiunte due scienze fondamentali: la fisica dell'infinitamente piccolo, delle particelle elementari, quali: i Neutrini, il Bosone di Higgs, i Raggi Cosmici, le Onde Gravitazionali; e la fisica dell'infinitamente grande, ovvero: la nuova configurazione cosmologica, formata da altri sistemi solari, da altri pianeti, e da altre varietà di stelle, da altri oggetti celesti ancora sconosciuti. Un Universo completamente diverso, dove gli astronomi del ventesimo secolo sono riusciti a svelare come era fatto; mentre gli astrofisici del ventunesimo secolo dovranno scoprire come funziona. Un Universo che sembra non appartenerci, ma che invece ci appartiene, perchè anche noi ne facciamo parte, in quanto generati dalla stessa materia, così come è avvenuto per le galassie, per le stelle, per i pianeti, per il nostro pianeta, dove l'acqua del mare è salata come le nostre lacrime!
        
        
        Cieli Sereni
       ik0eln Giovanni Lorusso



Osservatorio Astronomico O.A.G. Monti Lepini Gorga - Roma

**LA NOTTE EUROPEA DEI RICERCATORI 2014**
26, 27 Settembre 2014


L'Osservatorio Astronomico O.A.G. Monti Lepini di Gorga, Roma (Fig.1),

in collaborazione  con il Comune di Gorga, con l'Associazione Frascati Scienza, con l'Associazione Nazionale Fisica e Applicazioni e con la Ditta Futurottica di Colleferro – Roma; nei giorni di Venerdì 26 e Sabato 27 Settembre 2014, ha aderito all'iniziativa promossa dalla Commissione Scientifica Europea “La Notte Europea dei Ricercatori 2014”. Per l'occasione ha organizzato un nutrito programma di eventi scientifici che, nei due giorni, ha raccolto la partecipazione degli abitanti della graziosa cittadina dei Monti Lepini e un buon numero di  visitatori, tra cui molti studenti, accompagnati dai loro docenti, giunti in pullman anche da altri Comuni limitrofi. Il calendario della manifestazione ha previsto l'apertura al pubblico dell'osservatorio e del planetario, ed una sessione “Scienza in piazza a Gorga”, con tutta una serie di esperimenti scientifici svolti in piazza, alla presenza del pubblico; quali: la Fluorescenza; il modello del Sistema Solare con le orbite dei pianeti; il modello della Precessione degli Equinozi; la dimostrazione delle Forze Elettrostatiche e delle Forze Elettromagnetiche; i Solidi Platonici e i Modelli di Solidi Cristallini, in occasione delle celebrazioni dell'Anno Internazionale della Cristallografia proclamato dall'ONU e dall'UNESCO per il 2014; l'esposizione di reperti Minerali e Fossili, presentati da Antonio Gerardi, IW0.GKF, appartenente allo staff della Sezione di Ricerca Radioastronomia dell'osservatorio; i Modelli Atomici; e la trasmissione radio via Laser. Quest'ultima realizzata da Gianni Di Mauro, IU0.CPP (Fig.2),


anche lui appartenente allo staff della Sezione di Radioastronomia dell'osservatorio, che ha realizzato un ricetrasmettitore in banda Laser ed un ricevitore posto a debita distanza. L'esperimento ha preso il via quando IK0.ELN Giovanni Lorusso, dopo essersi collegato via Eco-Link con i radioamatori della Sezione A.R.I. di Melfi, in provincia di Potenza http://www.arimelfi.it/ ha invitato a trasmettere il presidente I8.WWH Giuseppe Astrella, il quale, però, per dovere di ospitalità, ha preferito che la trasmissione la effettuasse IW0.HNH Mario Biordi di Arpino, un Comune vicinissimo a Gorga, in provincia di Frosinone, il quale, per ragioni di lavoro, si trovava a Melfi. Così che, quando la voce di Mario è giunta a Gorga attraverso il nodo Eco-Link e traslata via radio, IU0.CPP Gianni ha avvicinato il ricetrasmettitore portatile al microfono del trasmettitore Laser e la voce di Mario, IW0.HNO/8, è fuoriuscita chiara e forte dal ricevitore Laser (Fig.3)


accompagnata da uno scrosciante applauso del pubblico presente. Inoltre, in calendario erano elencate una serie di conferenze scientifiche che hanno avuto luogo presso il Planetario, tra cui la relazione dell'Ing. Manrico Mastria della AVIO S.p.A., intitolata “Attività dei Lanciatori Spaziali”; la relazione del Col. Giancarlo Bonelli, meteorologo del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare, dal titolo “Cambiamento climatico, effetto serra, sviluppo sostenibile in un mondo dominato dai valori del mercato globale”; ed infine la conferenza del Dott. Eugenio Di Loreto del Consiglio Nazionale dei Geologi, “Rischi Geologici della Regione Lazio”. Nei due giorni di apertura al pubblico, i visitatori hanno potuto assistere alle proiezioni della volta celeste proiettate nel Planetario, ricevendo ampie spiegazioni degli oggetti celesti mostrati; hanno visitato la cupola dell'osservatorio ed osservato il cielo stellato ed i fenomeni solari attraverso il telescopio di 50 mm. di diametro con appropriate spiegazioni su quanto stavano osservando; ed infine la Sezione di Ricerca Radioastronomia, dove IK0ELN Giovanni Lorusso, coadiuvato alla consolle da IU0.CPP Gianni Di Mauro (Fig4)  


informava i presenti circa l'osservazione sul monitor degli echi  ricevuti in banda radio dagli sciami meteorici che impattano nell'atmosfera terrestre, la loro provenienza, il corpo celeste genitrice e il perchè bruciano quando attraversano la Mesosfera. Di pari, li ha informati di quanto è possibile osservare, su 408 Mhz, il flusso dell'Idrogeno Neutro presente nell'Universo e l'emissione della Riga sui 21 cm. da parte dell'Idrogeno, causato dalla rotazione nello stesso senso dall'Elettrone e dal Nucleo dell'Idrogeno. E poiché entrambe le orbite sono vicinissime, comporta una continua emissione di una radiosorgente  rilevabile sulla frequenza di 1420 Mhz. A quanto sin qui riportato, va aggiunto che nel corso della manifestazione, è stato possibile effettuare collegamenti radio, via Eco-Link, con altri osservatori astronomici ed associazioni di astrofili, anche loro impegnati in questo evento scientifico; scambiando dati importanti, quali ad esempio: il programma preparato per tale evento, il numero dei visitatori, le condizioni meteorologiche del luogo, la collaborazione dei radioamatori, indispensabile per effettuare i radio collegamenti. Insomma, una bella esperienza che ha visto coinvolti ricercatori e radioamatori; i quali, attraverso la radio ed il telescopio, hanno diffuso notizie tecnico/scientifiche alla moltitudine di visitatori che hanno affollato le varie strutture scientifiche. Un connubio di preparazione e professionalità che sicuramente si ripeterà anche in futuro. Tra i tanti collegamenti graditi, quello del Cisar, riunito in assemblea nazionale a Senigallia, nella persona del presidente IW5.CGM Giuseppe Misuri, che, ha sospeso momentaneamente i lavori assembleari per rivolgere un cordiale saluti a tutto l'osservatorio di Gorga. Un doveroso ringraziamento alla Sezione A.R.I. i Melfi, nella persona del suo presidente I8.WWH Giuseppe Astrella (Fig.5)


il quale, in entrambe le giornate dell'evento, ha mantenuto costanti contatti con l'osservatorio, riportandoci anche le emozioni dei suoi ragazzi che gli facevano quadrato intorno. Un cordiale saluto a IW0.HNH Mario Biordi che dalla Basilicata ha collegato la sua terra natia via ... Laser!

        Cieli sereni
       ik0eln Giovanni Lorusso




sotto sono presenti tutti gli articoli trattati
nel 2014 dal CISAR Foggia
riguardano la radioastronomia
grazie a tutti i lettori grazie a tutti coloro che hanno visitato il nostro sito
un grazie dal
Presisdente del Cisar Foggia iz7sky Gianluca
Grazie Particolare al mio grande amico che ha firmato tutti questi articoli ik0eln Giovanni Lorusso
e a tutti coloro che hanno collaborato con noi

CONSIDERAZIONI SCIENTIFICHE DI FINE ANNO
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Un lungo cammino. Un lungo cammino, il nostro, durato 365 giorni, una intera orbita terrestre intorno al Sole, un anno che si conclude lasciando spazio agli eventi astronomici del 2015. Ma, ancor prima che il 2014 ci lasci per sempre, ritengo sia opportuno fare alcune considerazioni su nozioni scientifiche, tante volte menzionate nei miei articoli che voi avete cortesemente pubblicato sui vostri siti e sui vostri notiziari. In sintesi:



 Abbiamo letto che l'Universo è lo spazio cosmico occupato da tutti gli oggetti celesti, per cui non esiste il “fuori Universo”;
 Abbiamo letto che l'Universo è in espansione (ce lo conferma Edwin Hubble) quando, per la prima volta, osservò che le galassie si allontanavano l'una dall'altra, come i canditi di un panettone quando è in fase di lievitazione;
 Abbiamo letto che non è lo spazio che si dilata ed allontana le galassie, ma sono proprio le galassie che si allontanano tra di loro (la teoria del Redschift) e dilatano lo spazio;
 Abbiamo letto che il tempo rappresenta il susseguirsi degli eventi. Il tempo cominciò dalla nascita della materia del primo evento cosmico, pertanto l'infinità e l'eternità non esistono in quanto sono misure astratte (Sant'Agostino diceva: io so che cosa è il tempo, ma quando me lo chiedono non so spiegarlo!);
 Abbiamo letto che la massa è costituita dalla quantità di materia contenuta in un oggetto, che più è grande e più contiene gli atomi che lo costituiscono;
 Abbiamo letto che la gravità è la proprietà che ha un corpo di attirare a se, che agisce anche a enormi distanze, pur essendo la più debole delle forze. La gravità è l'interazione gravitazionale degli atomi che lo compongono, che più sono numerosi, più forte sarà la sua forza attrattiva. Quindi: massa, gravità, inerzia, spazio e tempo sono elementi esclusivi della materia;
 Abbiamo letto che la luce proveniente dalle stelle viene deviata dalla densità degli strati dell'atmosfera terrestre (il 2015 è stato proclamato dall'ONU e dall'UNESCO *Anno Internazionale della Luce*);
 Abbiamo letto che le stelle e tutti i corpi celesti dell'Universo nascono e muoiono con età diversa ed in periodi diversi;
 Abbiamo letto che circa quattordici miliardi di anni fa è avvenuta una grande esplosione, che l'uomo ha chiamato Big Bang e che ha dato vita a uno spazio senza dimensioni, che l'uomo ha chiamato Universo;
 Abbiamo letto che è probabile una legge primordiale, ma indimostrabile che così recita: 1° - la legge condizionò l'Universo così che da potenziale diventasse l'Universo attuale; 2° - la legge governa l'Universo da sempre, in modo che ogni evento che accade in questa maniera e non diversamente, escluda in maniera assoluta il caso o il caos degli eventi;
 Abbiamo letto che l'uomo è l'unico protagonista nel nostro sistema solare; però sono stati scoperti altri sistemi solari simile al nostro, con pianeti forse abitati; ma l'uomo del pianeta Terra non potrà mai raggiungere un eventuale altro uomo presente nell'immenso Universo; perchè le distanze enormi sono decisamente proibitive;
 Abbiamo letto che, dalla naturale aspirazione della specie umana, nasce la religione (alla domanda provocatoria rivolta a Sant'Agostino: .... che faceva Dio prima di creare il mondo? L'illustre dottore della Chiesa rispondeva: ... Dio preparava l'inferno per chi fa queste domande!). Tuttavia se ammettiamo che la materia cosmica nacque circa quattordici miliardi di anni fa, bisogna anche ammettere che prima non c'era. Quindi, prima della materia non vi era nulla, cioè l'assenza di qualsiasi entità. Pertanto, la materia cosmica rappresenta l'unica entità che costituisce tutto ciò che esiste, ovvero: l'Universo. Va da se che, poiché la materia è limitata nel tempo e nello spazio, non può essere infinita ed eterna. L'eternità è soltanto Divina.



Mi fermo qui. Indubbiamente le considerazioni elencate inducono ognuno di noi ad una approfondita riflessione. Gli argomenti trattati ci fanno capire che, nonostante i passi da giganti fatti dalla ricerca, ne sappiamo molto poco di questo Spazio senza fine,  definito Universo. Questo anno, mortificato da sciagure, guerre e catastrofi, si chiude con una speranza affidata ad una missione scientifica chiamata Rosetta; la quale ha il compito di informarci se la nostra esistenza è avvenuta attraverso l'impatto di una cometa sulla Terra (la teoria della Panspermia, basata sugli impatti delle comete sulla Terra, portatrici di acqua e molecole organiche). Sapremo, così, se l'evoluzione della nostra origine è dovuta ad un unico elemento chimico presente in abbondanza nell'Universo: l'acqua (H2O). Ma noi sappiamo di essere i discendenti dell'Universo cominciato circa quattordici miliardi di anni addietro, in un punto indefinito dell'enorme spazio che ci circonda. Sappiamo di essere i figli delle stelle perchè siamo fatti della stessa materia. Quelle stelle che vediamo brillare nel cielo, tutte le notti. Buon Natale e Felice Nuovo Anno a voi tutti ed ai vostri affetti. Buon Natale e Felice Anno Nuovo all'astronauta radioamatore IZ0.UDF, Samantha Cristoforetti, orgoglio italiano. E, come sempre, auguri di Cieli Sereni.  IK0.ELN Giovanni.



 Per ogni articolo pubblicato, il logo e la dicitura
“2014 * Anno Internazionale della Cristallografia” ci hanno accompagnato per tutto l'anno. Questa, dunque, è l'ultima volta che appare, ed avviene a chiusura di questo articolo, andando via per sempre in punta di piedi, per dare spazio al nuovo articolo con la nuova dicitura che appariranno già all'inizio del 2015.








2014 * Anno Internazionale della Cristallografia


UNA GIORNATA NEI PA … RAGGI
Una giornata a Monte Livata. Osservazioni astronomiche per un gruppo di scout

Introduzione di ik0eln Giovanni Lorusso
Quando IW0DYD Pasquale Cataldo, capo scout del Gruppo Montecelio 1, mi invitò a portare una conferenza all'aperto al suo gruppo di scout, rimasi molto perplesso. Mi disse che il suo gruppo, con i suoi vertici di Montecelio 1: Alessandro Testi, capo reparto; Riccardo Sgroia, aiuto capo reparto maschi; e Martina Izzo, capo reparto donne; avevano curato tutta la logistica del campo estivo sull'altopiano dei Monti Simbruini, in località Monte Livata, a 1700 m s.l.m., dal 1° Luglio al 15 Luglio 2015,

e che il 5 Luglio era prevista nel programma una lezione di Astronomia, oltre le ordinarie attività. E quando gli chiesi che attinenza avesse l'Astronomia con l'attività degli scout, l'amico Pasquale mi informò che nel loro regolamento è prevista anche la disciplina astronomica, l'orientamento notturno attraverso le stelle e quello diurno utilizzando il Sole e l'orologio da polso. Devo dire che all'inizio ero scettico, in quanto ero convinto che, dopo aver osservato il Sole al telescopio, gli scout si sarebbero annoiati ad ascoltare la mia relazione. Invece mi ero completamente sbagliato, perché, in maniera composta, i ragazzi si sono seduti ed hanno ascoltato, fino all'ultimo, tutta la mia conferenza.

Anzi, nonostante i ripetuti richiami dei loro superiori  a inquadrarsi per riprendere le loro attività, gli scout hanno continuato a pormi tante domande, alle quali sono stato davvero felice di rispondere. Domande sul Sole, ma anche sulle recenti scoperte di pianeti extrasolari, di cui erano perfettamente a conoscenza. Ma, non vado oltre; lascio che sia il capo reparto Sgroi a raccontare lo svolgimento della giornata.

** Molti di noi quest’estate hanno sofferto per il “troppo” caldo poiché certe temperature non si registravano da molti anni, basti pensare all’annata precedente quando ci fu un’estate tanto piovosa quanto anomala; molti altri, questo caldo stagionale se lo sono goduto: chi in riva al mare e chi in montagna. Solo in pochi però questo sole hanno avuto il piacere, la fortuna e il coraggio di guardarlo più da vicino. Qui entra in gioco tutta la passione e l’esperienza di un grande astronomo che ha saputo prima farsi coinvolgere e poi a sua volta coinvolgere un gruppo di ragazzi in età preadolescenziale, infatti il gruppo scout Montecelio 1, che durante la prima settimana di luglio ha svolto un campeggio sui prati di Monte Livata, ha avuto il piacere e l’onore di scoprire con nuovi occhi le meraviglie del Sole attraverso le sapienti parole dell’astronomo  Giovanni Lorusso.

L’incontro avvenuto lo scorso 5 luglio è il frutto dell’amicizia “radioamatoriale” tra il già citato Lorusso e il capo scout Cataldo Pasquale accomunati oltre che da un’insaziabile passione per la volta celeste, anche dalle frequenze delle radio; succede così che commentando sulle frequenze di Radio Astronomia le più affascinanti novità dello spazio infinito (e spesso ignorato) i due iniziano a chiacchierare del più e del meno, comprese le loro attività e i loro hobby svolti qui… proprio sul pianeta Terra. L’osservazione delle meteore diventa ad esempio uno dei loro argomenti preferiti tanto che a partire dal 2013 iniziano a progettare e realizzare un innovativo sistema per monitorarle tramite tecniche radio: il Meteor Scatter.   Nasce dunque una collaborazione del tutto amatoriale dettata esclusivamente dalla voglia di crescere, accrescere e divulgare tutto un bagaglio di nozioni, esperienze e spesso anche emozioni che solo chi ha l’abitudine di stare con il naso all’insù può capire. Pasquale e Giovanni  si danno appuntamento per quest’estate con l’obiettivo di trasmettere questa passione anche ai più giovani; ad una prima superficiale analisi può sembrare che lo scoutismo e l’astronomia abbiano pochi punti in comune, ma la realtà è che la profonda e inesauribile voglia di scoperta lega a doppio filo queste due attività. Così in una splendida giornata di Sole i ragazzi del reparto Uragano del Montecelio hanno provato l’insolita esperienza di vedere la stella più luminosa del nostro sistema solare; capita spesso di porgere ai cieli di indimenticabili notti estive i nostri sogni e le nostre aspettative, mentre dal Sole di solito si cerca riparo; ma non qui. Su Monte Livata la vegetazione è fitta e ogni singola foglia dell’immensa faggeta, la più grande d’Europa, sa quanto sia importante e difficile raggiungere i raggi del Sole. Il verde rigoglioso e lucente che ricopre e ammanta “la montagna di Roma” nasconde solo in parte la febbricitante vita della flora e della fauna che abita sui monti Simbruini.

Il fascino di vivere a stretto contatto con la natura lì dove questa natura ha la enne maiuscola spinge, da oltre cent’anni, i ragazzi che fanno scautismo a montare le loro tende proprio qui e abbandonare per un paio di settimane la  tecnologia e con essa la “vita digitale” di cui, soprattutto oggi, fanno parte; allora diventa fondamentale riscoprire il piacere di sdraiarsi sull’erba e abbandonarsi all’infinita bellezza di alcune sensazioni che nessun motore di ricerca potrà mai spiegare. Perdersi per ritrovarsi dunque: bussola e telescopio diventano perciò due oggetti fondamentali per simboleggiare ciascuno nel suo ambito lo strumento di questo “modus vivendi”. I ragazzi ascoltano e osservano, seguendo le parole e i consigli di Giovanni;  arrivano le domande a cui seguono le spiegazioni e poi altre domande e altre spiegazioni: il Sole è ormai alto ed è tempo di interrompere l’osservazione attraverso i telescopi, si passa perciò ad alcune diapositive e ad altre spiegazioni. Il sole ora è allo zenit ed è tempo di riprendere le attività di campo: prima dei saluti  però un pasto condiviso è il tributo minimo per festeggiare questo incontro…illuminante **
Riccardo Sgroi
A.C.R. Gruppo Scout MONTECELIO





.... ..  DESTINAZIONE GIOVE



Introduzione di IZ8.IAW Giuseppe D'Amelio
Quando Giovanni, IK0ELN mi inviò la nota emessa dalla NASA, ricordo di averla letta attentamente, più volte. La nota informativa della NASA riportava una richiesta di collaborazione rivolta ai radioamatori di tutto il mondo, intesa a collegare la sonda della missione  spaziale Juno, sulla banda dei 28 Mhz, in CW! Credendo che si trattasse di uno scherzo, telefonai immediatamente a Giovanni per capire di che cosa si trattava. Giovanni mi rassicurò dicendomi che non era uno uno scherzo, ma una reale richiesta di collaborazione da parte dei tecnici della NASA. Tale collaborazione era richiesta in occasione del Flyby del 9 Ottobre 2013 intorno alla Terra della sonda interplanetaria Juno, meglio conosciuto come “effetto fionda”, prima che si dirigesse verso Giove; ed i radioamatori dovevano cliccare sul tasto telegrafico il loro nominativo di stazione e l'esclamazione radioamatoriale HI, in modo che il trasponder di bordo della navicella avrebbe provveduto a registrare tutti i nominativi dei collegamenti effettuati  e ritrasmetterli in tempo reale alla sala di controllo della NASA. Così, adesso, il mio nominativo IZ8IAW viaggia a bordo della Juno con destinazione Giove, dove giungerà nel 2016. Mentre la NASA ha voluto ringraziare i radioamatori, me compreso, inviandoci una bellissima QSL (Fig.1).


Ma lasciamo che sia IK0ELN Giovanni ha parlarne in maniera più dettagliata.
                                           
                                              
Indubbiamente è motivo di orgoglio per i radioamatori aver collaborato con la NASA nel corso della missione spaziale Juno. L'esperimento che ha coinvolto i radioamatori è stato “Juno's Radio and Plasma Wave experiment”, ed i collegamenti radio sono avvenuti con la sonda quando si trovava a circa 37.mila Km dalla Terra e sono stati ricevuti distintamente dai tecnici dei laboratori del J.P.L. - Jet Propulsion Laboratory  di Pasadena – California. Va aggiunto che lo scopo della missione Juno è quello di studiare la Magnetosfera del pianeta gassoso, da dove si scatenano le tempeste geomagnetiche, ed i fenomeni delle Aurore polari di Giove. Ma questa non è stata l'unica volta che gli enti spaziali hanno richiesto la collaborazione dei radioamatori. Infatti, il 10 Febbraio 2006, nel corso di una missione extra veicolare della Stazione Spaziale Internazionale, i due astronauti dell'E.S.A. – European Space Agency, Valery Tokarev e William Mc Arthur lanciarono nello spazio una tuta spaziale contenente un apparecchio radioamatoriale, il quale trasmetteva messaggi in sei lingue diverse e immagini in  SSTV. L'esperimento fu chiamato “Suit Sat-1” e convolse le scuole di ogni ordine e grado; ma sopratutto i radioamatori, che da sempre sono una comunità interessata alla I.S.S. Nella tasca interna della tuta era stato inserito un ricetrasmettitore che, per circa una settimana, trasmise messaggi registrati sulla frequenza di 145.990 Mhz. Inoltre, in ogni messaggio vennero inserite parole nascoste che gli alunni delle scuole dovevano individuare per poi comunicarle ai radioamatori del team ARISS – Amateur Radio International Space Station, per la premiazione finale. E furono davvero tante le scolaresche che, munite di un radioricevitore, riuscirono a identificare i messaggi e comunicarli immediatamente ai radioamatori che, compilate le graduatorie, assegnarono il premio finale dell'E.S.A. Quando poi, dopo una settimana di trasmissioni, le batterie contenute nell'apparecchio radio della vecchia tuta russa Orlan si scaricarono completamente, l'esperimento Suit Sat-1 terminò; la tuta vuota rimase in orbita per altre sei settimane, ed al rientro nell'atmosfera terrestre si bruciò completamente. Ma non finisce qui! La prossima missione vedrà la sonda Hayabusa 2 della JAXA – Japan Aerospace Exploration Agency destinata allo studio dell'Asteroide 1999*JU3, per la raccolta di campioni da riportare sulla Terra dopo circa sei anni. Ebbene la Hayabusa 2 metterà in orbita il satellite DESPATCH (Deep Space Amateur Troubadour's Challenge) dotato di un trasmettitore per l'esperimento della ricezione dei segnali da lunga distanza da parte dei radioamatori. Quindi un incarico affidato ai radioamatori per sperimentare le radio comunicazioni interplanetarie. Ma come recita un vecchio proverbio: ... non ci può essere futuro se non esiste il passato! Per cui ritorniamo a parlare di Giove e dei radioamatori. Anni addietro, per l'esattezza nell'anno 1994, in occasione degli impatti su Giove dei frammenti del nucleo della cometa Shoemaker-Levy 9,

avvenuti tra il 16 e il 22 Luglio 1994, la NASA diramò un bollettino nel quale invitava gli astrofili e i radioamatori ad osservare l'evento,  in banda ottica; ed in banda radio sulla frequenza di 20.100 Mhz. Inizialmente la cometa orbitava intorno al Sole, poi l'8 Luglio 1992, dopo aver completato il Perielio, fu catturata dalle enorme campo magnetico di Giove, e le sue forze mareali provocarono lo smembramento del nucleo cometario, procurando la caduta dei frammenti nella densa atmosfera di Giove (Fig.2). A quell'epoca io vivevo in Puglia e ricordo che per tale occasione fummo in tanti a portarci sul Promontorio del Gargano, muniti di telescopi, binocoli astronomici, camere fotografiche, ricevitori, dipoli e computer di prima generazione che pesavano un accidente! Una vera spedizione scientifica! Ma, un'ardua impresa, se si considera l'impiego dei mezzi primordiali usati nel lontano 1994! Per tale evento scientifico non ci fu nessuna QSL della NASA; soltanto il ricordo e le nostre foto salvate sui mitici Floppy. Però, con le attuali tecnologie radioamatoriali, oggi, è veramente facile osservare l'attività di Giove. Pensiamo alle tempeste magnetiche gioviane, dove è sufficiente un ricetrasmettitore H.F. sintonizzato sui 20 Mhz, collegato ad un velocissimo computer con  un semplice programma free per l'analisi di spettro per poter rilevare le sorgenti emesse dal pianeta. Purtroppo la nostra vista non ci consente di osservare le onde radio, altrimenti Giove ci apparirebbe come l'oggetto più brillante dopo il Sole, sopratutto quando si scatenano le tempeste magnetiche. Tuttavia cercherò di dare alcune spiegazioni che mi auguro possano dare una idea delle emissioni radio gioviane. Dunque, va detto subito che l'artefice delle tempeste magnetiche di Giove è il satellite IO, che è una delle lune di Giove (Fig.3);

in quanto, avendo un vulcanesimo molto attivo, dispone di un campo magnetico tale da perturbare l'enorme campo magnetico di Giove, facendo collidere gli elettroni tra di loro provocando i DAM, cioè le particelle cariche che, spiraleggiando intorno alle linee di campo magnetico di Giove, producono la radiazione di ciclotrone, dando così luogo alle tempeste magnetiche. I DAM sono di due tipi: le onde decametriche emesse dai poli magnetici di Giove,

osservabili intorno alla frequenza di 20.100 Mhz; e le onde decimetriche emesse a più basse latitudini, difficilmente osservabili perchè troppo basse per i ricevitori di terra. Va  aggiunto che i segnali ricevibili cambiano a seconda della loro durata, a volte simili alle onde del mare che si infrangono sugli scogli; a volte simili allo scoppiettio dei pop corn cotti in padella; di pari cambiano gli echi rilevati dall'analisi di spettro sul monitor del computer (Fig5).

Infine è bene precisare che il fenomeno non è costante, ma avviene soltanto quando il satellite IO è al periastro, cioè quando la sua orbita è molto vicina al pianeta (Fig.4 e videoclip di animazione).

Ma per maggiori approfondimenti  visitate il sito della NASA    http://radiojove.gsfc.nasa.gov/  in quanto ricco di informazioni e utili suggerimenti. Giove è il quinto pianeta del nostro sistema solare ed è talmente grande che potrebbero starci dentro ben 1300 pianeti come la  Terra; la sua forza di gravità è tale che un uomo di 70 Kg peserebbe 185 Kg; la sua atmosfera è composta principalmente di anidride carbonica (CO2) e si suppone che il suo nucleo roccioso  sia addirittura più piccolo della Terra. Buona parte delle informazioni di questo pianeta ci sono pervenute attraverso le suggestive immagini inviateci dalle sonde Vojager 1 e Vojager 2; dalle sonde Pioner 10 e Pioner 11; dalle sonde Ulysses e Galileo. Nel 2016 sarà la volta della sonda Juno che viaggia spedita verso Giove con a bordo tutti i nominativi dei radioamatori che l'hanno collegata!
        
        Cieli sereni
       ik0eln Giovanni Lorusso



SAROS 120
20 Marzo 2015


Le Eclissi fanno parte di uno dei tanti fenomeni solari. Il sistema Sole, Luna, Terra  si presenta ciclicamente con una configurazione allineata a causa della periodicità delle loro orbite. Quindi un Eclissi di Sole o di Luna avviene quando vi è allineamento tra il Sole, la Luna e la Terra (Eclissi di Sole); oppure quando vi è allineamento tra Sole, Terra e Luna (Eclissi di Luna). Di qui, ne consegue che le Eclissi di Sole e le Eclissi di Luna si possono ripetere anche due volte in un anno; ma va precisato che le Eclissi di Sole, distanti tra di loro almeno sei mesi, non sono mai simili, in quanto le prime Eclissi, generalmente, sono parziali e visibili soltanto ai poli terrestri. Successivamente, man mano che che il ciclo si ripete, le Eclissi cambiano di latitudine; e, dopo aver passato l'equatore terrestre, si manifestano verso l'altro polo, fino ad esaurirsi. I primi ad accorgersi di queste periodicità furono i Babilonesi, i quali definirono il fenomeno: “Il Ciclo di Saros”, che nella lingua Caldea vuol dire Eclisse. Infatti gli antichi sacerdoti Caldei, astronomi a corte del re Nabuccodonosor II (Fig.1),


erano dediti allo studio dei fenomeni celesti e, dopo numerose osservazioni della volta celeste, con straordinaria precisione, riuscirono a calcolare la ciclicità degli Eclissi. Per questi eventi astronomici molti popoli svilupparono i propri miti e leggende, abbinandoli a presagi di catastrofi naturali, alla morte di un re o alla disfatta in battaglia di un esercito. Gli antichi cinesi, in occasione di un Eclisse, erano soliti fare rumore, suonando tamburi, battendo le pentole, scoccando le frecce verso il cielo, nell'intento di scacciare “il Drago che ingoiava il Sole”. Una tradizione sopravvissuta fino al secolo scorso dalla Marina Imperiale Cinese che cannonneggiava il cielo per scacciare simbolicamente il “Drago che ingoiava il Sole!”. In India, invece, ci si immergeva nel fiume Gange per difendersi dal “Drago”. Mentre i giapponesi coprivano i pozzi per tutto il periodo dell'Eclisse, per evitare che vi cadesse dentro il veleno sputato dal “Drago” sulla Terra. Taluni ci rimisero addirittura la pelle: il 22 Ottobre 2137 a.C. accadde che, poiché gli astronomi cinesi Hsi e Ho non avevano preavvisato l'imperatore dell'Eclisse, furono condannati a morte. Mentre, l'Eclisse del 28 Maggio 584 a.C. fu propizia  per far cessare una sanguinosa guerra tra la Persia e la Lidia; tanto che entrambi gli eserciti, impauriti dal repentino buio calato sul campo di battaglia, volsero immediatamente in ritirata, convinti che il loro nemico avesse poteri divini! Infine, nei Vangeli di Matteo, Luca e Marco, è riportato il seguente versetto [144,]: “Era verso l'ora sesta quando si fece buio su tutta la Terra fino verso all'ora nona”, segno che durante la crocefissione di Cristo forse accadde un Eclisse totale di Sole. Nel 1955 il Prof. Georg Van Den Bergh, astronomo dilettante, rivide attentamente i calcoli matematici che elaborarono i Caldei, circa i Cicli di Saros, e dopo averne accertato la regolarità, introdusse il sistema nella Scienza Ufficiale. Questa serie ebbe inizio il 27 Maggio 933 in Antartide con un Eclisse parziale per divenire poi centrale l'11 Agosto 1059. Poi il 30 Marzo 2033 avverrà l'ultima Eclissi centrale e la serie finirà il 7 Luglio 2195. Per cui l'Eclisse di Sole del 20 Marzo 2015 è stata catalogato come SAROS 120; ed ha avuto luogo nella costellazione dei Pesci, con la Luna distante dalla Terra 358.000 Km (Fig.2).


Dunque i Caldei avevano già scoperto abbastanza bene la perfetta macchina celeste, basata sulle quattro forze fondamentali della natura: la gravità che governa il mondo dei pianeti e delle stelle; la forza elettromagnetica che governa le reazioni chimiche e i processi elettrici; la forza forte grazie alla quale i protoni e i neutroni restano uniti nel nucleo atomico; e la forza debole che caratterizza i lenti processi di decadimento radioattivo. Ed è proprio la forza di gravità l'artefice principale degli Eclissi, in quanto costringe tutti i pianeti del nostro sistema solare, Terra compresa, ad ubbidire al campo magnetico del Sole. Così, la Terra, costretta a girare sul proprio asse, senza nessun attrito che la costringa a rallentare e fermarsi, dispone il transito del cono d'ombra prodotto dalla Luna nella fase totale o parziale di un Eclissi. A stabilire questa teoria fu Eulero, il quale, tra il 1761 ed il  1781, sperimentò la mancanza dell'attrito nell'Universo usando una semplice monetina. E' un esperimento che possiamo fare anche noi; vediamo come: ordunque, se noi prendiamo una moneta e la mettiamo in piedi su un tavolo e con forza, la facciamo ruotare sul suo asse, la moneta girerà prima sul suo asse verticale, poi, man mano che l'energia cinetica cederà all'attrazione gravitazionale, comincerà ad inclinarsi verso il tavolo su cui poggia. Però con cadrà immediatamente, perchè la rotazione impressa all'inizio tenderà a farla restare in piedi (Fig.3).


Occorre dire che la durata della rotazione può essere anche lunghissima se l'attrito con la superficie del tavolo è minimo, in quanto l'energia cinetica si dissipa più lentamente. Però quando l'energia sarà terminata, la moneta cadrà sul piano del tavolo, ma non sul suo asse verticale con il caratteristico ticchettio metallico. Comunque un evento astronomico come l'Eclissi richiama l'attenzione anche a chi non si pone il problema di studiarne le leggi fisiche; tuttavia accade che alcuni radioamatori si sentono coinvolti da questi eventi; vuoi perchè affascinati dal fenomeno e vuoi perchè sono curiosi di sperimentare il comportamento delle onde elettromagnetiche in presenza di tale fenomeno. Ed è quanto avvenne in occasione dell'Eclisse totale di Sole dell'11 Agosto 1999, quando IK8.RMB Antonio Tarantini di Termoli, all'epoca presidente della Sezione ARI di Termoli, volle coinvolgermi con tutte le mie apparecchiature ottiche a Guardialfiera, un grazioso Comune  in provincia di Campobasso a circa 700 m. sulla diga del Biferno. Ricordo che componemmo un'autocolonna di fuoristrada carichi di strumenti ottici, stazioni meteorologiche, apparecchiature radio e antenne per varie frequenze, dai Khz ai Ghz, che partì all'alba da Termoli. Alla stessa ora partì l'autocolonna dei radioamatori della Sezione Ari di Isernia, capeggiata da IZ8.AWQ Giuliano Di Salvo e con a seguito gli astrofili dell'osservatorio astronomico di Colle Mauro. Giunti sul posto, Tonino IK8.RMB, aprì il rifugio della Guardia Forestale di Guardialfiera, che gentilmente ci era stato concesso, e stivammo all'interno tutto il materiale. Poi costituimmo tre gruppi di lavoro; e cioè: un gruppo si sarebbe occupato dei telescopi, dello spettroscopio, e delle riprese fotografiche dell'Eclissi; il secondo gruppo si sarebbe occupato di monitorare le stazioni meteorologiche e di misurare la caduta di luminosità durante le fasi dell'Eclisse con il bolometro; ed il terzo gruppo si sarebbe occupato di sperimentare le varie bande di frequenza nel corso dell'evento per rilevare eventuali effetti collaterali, fading, aperture sporadiche, anomalie. Una assonanza di intenti che ci vide tutti coinvolti a raccogliere i dati dello spettacolo offertoci gratuitamente dal Sole (Fig.4).


E fu davvero una bella esperienza; tanto che due sere dopo ci ritrovammo in un noto ristorante Termolese, in riva al mare, per commentare la nostra esperienza e, naturalmente, gustare le generose pietanze molisane (Fig.5).


Felicissimo anche il Sole, il quale, dopo essere riapparso da dietro la Luna, decise di rimanere con noi per tutto il periodo estivo, garantendo splendide giornate per chi, come me, era in vacanza a Termoli!

        Cieli Sereni
       ik0eln Giovanni Lorusso





IMPATTI LETALI

Premessa
Lo Spazio è ricco di enormi quantità di materia che deriva dalla disgregazione di Asteroidi e Comete; ma anche dalla rimanenza della Nebulosa Primordiale, che diede origine al nostro Sistema Solare. Ogni giorno entrano nell'Atmosfera Terrestre oggetti celesti di varie dimensioni che vanno dai granuli di polvere cosmica, ai diversi corpi celesti che vagano nello Spazio; i quali, più delle volte, si vaporizzano per effetto di surriscaldamento, dando luogo a fenomeni luminosi ed acustici. Per fortuna, raramente impattano al suolo! Un variopinto bagliore nel cielo serale viene riconosciuto dal popolino come “una stella cadente”; e, intorno alla metà di Agosto, le scie luminose delle meteoriti vengono individuate come “le lacrime di San Lorenzo”. Orbene, occorre precisare che la International Astronomical Union ha classificato tali corpi, in rapporto alla diversa massa ed alla composizione chimica, come Meteoroide riferito ad un corpo di origine asteroidale o cometario, più grande di una molecola, ma più piccolo di un Asteroide. Poi, quando il Meteoroide entra nell'Atmosfera Terrestre e si brucia diventa Meteora. Infine, se qualche frammento della Meteora  è  sopravvissuto al processo di ablazione nell'atmosfera e riesce ad impattare al suolo prende il nome di Meteorite. Abbandoniamo, quindi, l'errato appellativo di ...stelle cadenti, in quanto per Stelle si intendono oggetti celesti simili al nostro Sole e, che, pertanto nulla hanno a che fare con corpi vaganti nello Spazio Interplanetario che entrano nell'Atmosfera del nostro Pianeta.

Ciò premesso, passiamo all'analisi di questi corpi celesti e dei danni che hanno provocato sulla Terra nel corso del tempo. Nella premessa ho accennato alle tre sorgenti genitrici, e cioè: gli Asteroidi, le Comete, la Polvere Interstellare;  per cui adesso passiamoli in rassegna. Dunque, gli Asteroidi sono planetoidi aventi masse di varie grandezze, distribuiti in tutto il Sistema Solare, ma anche al di fuori. Ben nota è la Fascia Asteroidale che orbita tra Marte e Giove, definita la Fascia Principale (Fig.1)

la quale, secondo una teoria cosmologica, rappresenta i resti di un pianeta mai formatosi a causa delle enormi forze mareali di Giove; mentre un'altra teoria sostiene trattarsi del materiale planetario residuo dopo gli sconvolgimenti cosmologici prodotti dall'Intenso Bombardamento Tardivo, avvenuto circa 4,6 miliardi di anni fa, ovvero quando è nato il nostro Sistema Solare. Nella Fascia Asteroidale sono presenti oggetti celesti classificati P.H.A. (Potential Hazardus Asteroid), cioè potenzialmente pericolosi per la Terra, in quanto le loro orbite, a volte, intersecano l'orbita terrestre, transitando in posizioni molto ravvicinate al nostro pianeta.  Altri gruppi di asteroidi sono stati individuati oltre il Pianeta Nettuno, denominati appunto Oggetti Transnettuniani. Anche questi planetesimi che orbitano ai confini del nostro Sistema Solare, riescono ad avvicinarsi alla Terra, catturati dall'enorme campo magnetico solare. Altro genere di Meteoroidi sono i Meteoroidi Cometari. A tal riguardo, occorre dire che le Comete sono palle di neve sporca; ovvero: un conglomerato di roccia, ghiaccio, ammoniaca, metano e diossido di carbonio, impastato di polvere protostellare, formata da silicio e materiale carbonaceo, dove il ghiaccio fa da collante. Il loro “parcheggio” è ubicato ai confini del Sistema Solare, nella Nube di Oort, formata da materiale roccioso ricoperto da enormi quantità di ghiaccio; e poiché il campo magnetico del Sole raggiunge quelle latitudini, sovente accade che un pezzo di quel materiale ghiacciato viene attratto e inizia a viaggiare verso il disco solare. All'inizio appare come un puntino luminoso che viaggia nello Spazio; però man mano che si avvicina al Sole, il ghiaccio sublima per effetto di surriscaldamento, liberando anche la polvere stellare. Si forma, così, la chioma a forma di coda di rondine; dove quella più lunga è formata da vapore acqueo e  quella più corta è formata da polvere stellare; una figura simile alla cometa che adorna l'albero di Natale. Ma, non è tutto! Avvicinandosi sempre di più al Sole, il Nucleo Cometario, formato di materiale roccioso, libera anche enormi pezzi di roccia tenuti insieme dal ghiaccio, lasciando questa “spazzatura” su tutta la sua orbita ellittica intorno al Sole. Poi succede che, quando la Terra, nel corso del suo Movimento di Rivoluzione intorno al Sole, attraversa le varie Costellazioni dello Zodiaco ed incontra i residui della chioma cometaria, questi bruciano nell'Atmosfera Terrestre, dando luogo al fenomeno degli Sciami Meteorici, i quali, a loro volta, prendono il nome della Costellazione dove, in quel periodo dell'anno, transita la Terra. Ad esempio, se pensiamo alle mitiche “Lacrime di San Lorenzo” del 10 Agosto, astronomicamente è più corretto dire “Lo Sciame Meteorico delle Perseidi”, perchè, in quella data, la Terra si trova a transitare nella Costellazione di Perseo, e, quindi, lo sciame, cioè il Radiante, ha origine proprio dalla Costellazione di Perseo. E poiché la Terra impiega 365 giorni, un anno solare, per completare la sua orbita  intorno al Sole (Movimento di Rivoluzione) è facile dedurre che, transitando in altre Costellazioni, incontrerà altri sciami meteorici; ad esempio: le Leonidi nella Costellazione del Leone; le Piscidi nella Costellazione dei Pesci; le Cancridi nella Costellazione del Cancro; le Geminidi nella Costellazione dei Gemelli; e via di seguito. Di questo calendario meteorico sono a conoscenza anche i Radioamatori che effettuano collegamenti via Meteorscatter; i quali, puntando le antenne direzionali con una buona elevazione, riescono ad effettuare collegamenti a lunga distanza in VHF sfruttando il condotto ionizzato dove è avvenuta l'evaporazione della Meteora in atmosfera. Infatti, a seguito dell'ingresso in Atmosfera, e dopo aver raggiunta la Mesosfera, a causa del forte attrito con l'Ozono, la massa meteorica si arroventa e brucia: Processo di Ablazione (Fig.2)

liberando i gas dei minerali che la compongono che si ionizzano, rendendo possibile la riflessione dei segnali radio a lunga distanza. Tuttavia, senza voler appesantire l'articolo con nozioni di Fisica, ritengo importante riportare come è esattamente suddivisa l'Atmosfera Terrestre. Dunque, dalle misure effettuate dai satelliti artificiali si è constatato che l'Atmosfera che circonda il nostro pianeta è suddivisa in varie zone. Per cui, partendo dalla superficie terrestre e fino a circa 12 Km. si trova la Troposfera che ha una media di 8/9 Km ai poli terrestri e 14/15 Km all'equatore. E' qui che si manifestano i fenomeni meteorologici: nubi, pioggia, neve; è a queste quote che volano gli aerei di linea. Al di sopra della Troposfera, tra i 12 e i 50 Km di quota, si trova la Stratosfera, dove staziona la maggior parte dell'Ozono, elemento indispensabile per bloccare le radiazioni U.V.  provenienti dal Sole. Ad una quota di 85 Km dalla Stratosfera si trova la Mesosfera, strato in cui le Meteoriti incontrano la parte superiore dell'Ozono e cominciano ad arroventarsi per il forte attrito. Ed in questo strato che avviene il Meteorscatter, cioè la riflessione delle onde radio a lunga distanza. Al di sopra della Mesosfera si trova l'ultimo strato: la Termosfera, dove la temperatura raggiunge i 1200° Kelvin; dove le molecole sono altamente ionizzate dalla radiazione solare, dando luogo ad un gran numero di elettroni e ioni, generando il processo di ionizzazione, ovvero lo strato Ionosferico. Meteore più brillanti che sfrecciano nel cielo serale sono dette Bolidi; e, se raggiungono una massa oltre una tonnellata, sono detti Superbolidi. I Bolidi ed i Superbolidi impiegano più tempo a bruciare nella Mesosfera; più delle volte, esplodono a pochi chilometri dal suolo emettendo un suono elettrofonico prolungato ed un enorme boato simile ad un tuono. Tuttavia, quando l'esplosione di questi corpi celesti avviene negli strati bassi dell'Atmosfera, genera un'onda d'urto che crea seri danni a persone e cose, così come avvenuto il 15 Febbraio 2013 sulla città di Chelyabinsk – Russia, dove un Superbolide di circa 10.000 tonnellata è esploso in Atmosfera provocando oltre 1500 persone ferite e seri danni alle strutture (Fig.3).

Un evento di questo genere già avvenuto anche il 30 Giugno 1908, quando nella zona del Tunguska - Altopiano Siberiano (Fig.4)

poco dopo le 7 del mattino, un enorme Superbolide esplose a circa 8 Km dal suolo. Il boato dell'esplosione fu udito oltre i 1500 Km di distanza, seguito da un'onda d'urto registrata dai sismografi di Irkutsk, Tashkent, Tblisi e Jena, pari ad un terremoto di magnitudo 5,2 della scala Richter e con una energia pari a 12,5 Megatoni di potenza. L'onda termica procurò circa 2150 Km2 di devastazione della foresta siberiana, carbonizzando gli alberi di betulle della taiga ed abbattendo alti fusti secolari; alcuni abitanti dei kolchoz circostanti morirono o rimasero gravemente ustionati e nei giorni successivi furono notati bagliori notturni diffusi nell'Atmosfera dovuti al surriscaldamento degli strati atmosferici. Ma la cicatrice più grande presente sul nostro pianeta è rappresentata dal cratere di Chicxulub, nella penisola dello Yucatan, Golfo del Messico (Fig.5)

in quanto si ritiene si sia formato a seguito dell'impatto al suolo di un Asteroide con una massa di 10 Km, avvenuto 65 milioni di anni fa e che decretò la scomparsa dei dinosauri. Il cratere fu scoperto per caso da una compagnia petrolifera a causa delle anomalie del campo gravitazionale della zona e sopratutto dalla presenza di una enorme quantità di Iridio, un minerale che soltanto un visitatore venuto dallo Spazio poteva portare. Va aggiunto che le conseguenze dell'impatto sconvolsero il clima su tutto il pianeta a causa delle polveri sollevate nell'Atmosfera Terrestre dopo l'impatto al suolo, interrompendo la radiazione solare sulla Terra per alcuni anni e, quindi, del processo della Fotosintesi; probabile scomparsa dei dinosauri. A completare l'opera distruttiva contribuirono un numero elevato di Tsunami che distrussero tutto nel raggio di migliaia di chilometri. Prima di concludere l'argomento diamo uno sguardo anche al Meteor Crater dell'Arizona  (Fig.6).

Questo cratere ha un diametro di 1186 metri ed una profondità di 200 metri, dovuto all'impatto di un meteorite di natura metallico e con un diametro di 40/50 metri, avvenuto circa 49.000 anni fa. La certezza che non è di origine vulcanica è data dall'assenza di lava solida e la presenza di minerali che si sono formati dopo l'elevatissima temperatura dell'impatto. Infine, come già accennato, esiste la terza sorgente di Meteoroidi: i Grani di Polvere Cosmica. Localizzata principalmente tra Giove e Saturno, la Polvere Protostellare, formata da grani di varie dimensioni, rappresenta i resti della Nebulosa Primordiale dalla quale si è formato il nostro Sistema Solare. I grani di polvere hanno una velocità superiore alla velocità di fuga del Sistema Solare, il che la rende estremamente probabile d'origine extrasolare. Ovviamente la Polvere Cosmica è presente in tutto l'Universo, ma al momento non è ancora possibile stabilirne la quantità e la temperatura. Siamo giunti alla fine dell'articolo e volendo fare alcune considerazioni occorre dire che, noi, fortunatamente, viviamo su un Pianeta, dove un campo magnetico ed una solida atmosfera sono capaci di difenderci dalle devastanti particelle solari e da questi visitatori indesiderati; altrimenti non si sarebbe mai potuta formare la vita e la superficie terrestre sarebbe stata butterata di crateri da impatto così come e avvenuto su altri pianeti.

         
         Cieli Sereni
        ik0eln Giovanni Lorusso





HELIOS, Il dio Sole

        
E’ opportuno, prima di entrare nel vivo dell’argomento, tracciare un breve profilo di questo corpo celeste che ci illumina e ci riscalda, evitando, però, di appesantirlo con difficili formule e calcoli empirici. Pertanto, mi limiterò a riportare l’essenziale, rendendo meno tediosa al lettore la materia scientifica. Il Sole, dunque, la nostra stella, distante dalla Terra circa 150.milioni di Km., pari ad una U.A. (U.A. è acronimo di Unità Astronomica, e rappresenta l’unità di misura per i calcoli astronomici). Si, perché il Sole non è un pianeta ma una Stella del diametro di 1.392.000 Km., ovvero 109 volte più grande del diametro della Terra, composto per il 73% di idrogeno, per il 25% di elio e per il rimanente 2% di elementi pesanti. Quindi una palla di idrogeno che ruota su se stessa in circa 28 giorni, con una temperatura alla superficie: la Fotosfera [Fig.1]

di circa 5800° Kelvin, da dove, essenzialmente, ci proviene la luce solare e dove si formano le Macchie Solari (un fenomeno già osservate da G.Galilei nel lontano 1610); con una Cromosfera, che è il sottile strato rossastro della superficie dovuto all’emissione dell’idrogeno [Fig.2],

la cui temperatura è di circa 50000° Kelvin, dove avvengono i Filamenti, evidenziati dagli enormi squarci sulla superficie del Sole lungi diversi Km; ed infine con la Corona Solare che circonda la Cromosfera, che si presenta come una aureola argentata con una temperatura di 1.500000° Kelvin, da dove si alzano le Protuberanze [Fig.3]

ovvero le lingue di fuoco formate da plasma solare espulso dai buchi coronali e che si innalzano per milioni di Km. A questo punto è facile immaginare di quanti gradi è formato il Core (il nucleo centrale del Sole dove avviene la Fusione Termonucleare). Beh, capite che sono davvero tanti! Basta pensare che il Sole brucia circa 600 quintali di idrogeno in un minuto trasformandoli in elio. Ma espelle anche tante particelle (Protoni, Elettroni, Neutroni, Neutrini) che viaggiano attraverso il Vento Solare, mediamente a circa 800 Km/s; le quali, dopo aver raggiunto gli strati alti dell'Atmosfera Terrestre, interagiscono con gli elementi che la compongono, ionizzandone i vari strati e consentendo la riflessione delle onde elettromagnetiche, ovvero il fenomeno della Propagazione dei segnali radio. Ma di questo, parlerò più dettagliatamente, in seguito. Per il momento ci basti sapere che il Sole è un “caro amico”, in quanto, oltre a garantire la nostra esistenza, è l’artefice principale dei  collegamenti radio a lunga distanza. A quanto detto fin qui, va aggiunto che il nostro Sole, nonostante la sua massa, è classificato una stella di dimensioni mediocre, catalogata una Stella Nana Gialla dal Diagramma H.R. di Hertzsprung- Russel [Fig.4]

con una durata di circa 10 miliardi di anni, di cui 5 miliardi già consunti, ed altri 5 miliardi da vivere fin tanto che dura il combustibile (l'Idrogeno) per la Fusione Nucleare. Poi, quando il Sole avrà bruciato tutto l'Idrogeno, se Qualcuno dall’Alto non provvede a rifornirlo, avverrà l’Apocalisse, perché la Forza di Radiazione (o Forza di Repulsione) che tende a espellere la massa di un corpo celeste, avrà il sopravvento sulla Forza di Gravità, che provvede a tenere unita la massa del corpo celeste. Per cui il Sole si espanderà per tutto il Sistema Solare, distruggendo Mercurio, Venere, la Terra, Marte. Giove, Saturno, ecc. Poi, quando la Forza di Radiazione avrà esaurito la sua energia, sarà la volta della Forza di Gravità che scatenerà una inaudita forza di contrazione tale da ridurre la nostra Stella ad una Nana Bianca, fino a culminare in una piccola Stella di Neutroni (una Nana Nera). Queste leggi, in equilibrio tra loro, governano tutto l’Universo; e, se l’uomo vuole conservare la sua specie deve, necessariamente, trasferirsi altrove ancor prima di questo evento. Naturalmente, questo, ci fa capire che le stelle sono candele nucleari che brillano nel cielo notturno, e che nascono e muoiono come ogni abitante del Creato. Adesso, lasciamo il Sole a svolgere il suo delicato incarico e ritorniamo sulla Terra, per meglio capire che cosa avviene negli strati alti della nostra Atmosfera. Precedentemente, ho già dato un accenno all’emissione di Plasma e di Vento Solare espulso dal Sole in ogni direzione dell’Universo e, quindi, anche verso il nostro Pianeta. Per nostra fortuna, la Terra è circondata da una specie di scudo spaziale: l’Atmosfera Terrestre, la quale, non lascia passare tutte le radiazioni cosmiche, tanto meno le radiazioni solari, cioè: i Raggi X; i Raggi Gamma, i Raggi U.V. (i Raggi X sono l'unica lunghezza d'onda che, sebbene attenuata dall'Atmosfera Terrestre, riesce a raggiungere la Terra. A tal riguarda la Medicina Ufficiale consiglia di non esporsi al Sole quando è all'Azimut, in modo particolare alle donne che rischiano tumori al seno) altrimenti sulla Terra non ci sarebbe formata la vita. Di pari, l’Atmosfera Terrestre si oppone alle radiazioni solari che il Vento Solare trasporta verso la terra (protoni, neutroni, elettroni). La Terra, dunque, si fa carico di fronteggiare la forza dirompente del Vento Solare, interagendo con i gas presenti nell'Alta Atmosfera, sensibili al processo di ionizzazione su diverse frequenze dello spettro dell’Ultra Violetto. Ed ecco, perciò, gli strati ionizzati, pronti a riflettere le comunicazioni radio a lunga distanza, correlati alla frequenza ed all’altezza dello strato atmosferico ionizzato che, qui riporto, a seconda dell’altezza: lo strato D ad una altezza di 50/90 Km.; lo strato E  ad una altezza di 90/180 Km.; lo strato F1 ad una altezza di 180/220 Km.; e lo strato F2 ad una altezza di 220/500 Km. Ho volutamente riservato per ultima l’altezza che va da zero a 50 Km., perché è lo strato della Troposfera; cioè lo strato dove non avviene il processo di ionizzazione ad opera del Vento Solare, ma è sede della climatologia terrestre, dove avvengono i fenomeni meteorologici; dove volano gli aerei di linea e dove, a volte, capita di effettuare inaspettati collegamenti radio via Troposcatter. Va precisato che i collegamenti via Troposcatter avvengono quando masse di aria fredda presenti in quota si scontrano con masse di aria calda provenienti dal basso. L'aria, così fortemente elettrizzata, consente la riflessione dei segnali radio anche in VHF e in UHF; raramente in SHF. Ma, che cosa succede quando non ce propagazione? La risposta è ovvia: l’attività solare è bassa, la quantità di Protoni per cm/cubo presente nel Vento Solare è talmente minima che non riesce a ionizzare sufficientemente gli strati alti dell’Atmosfera Terrestre e, quindi, non avviene il meccanismo della riflessione delle radioonde. Va aggiunto che l'attività solare ha una frequenza ciclica di 11 anni, con un minimo (Fase di Quiete) ed un massimo (Fase di Attività). Attualmente siamo al culmine del 24° ciclo solare e le immagini del sole da me osservate al telescopio, quasi quotidianamente, mostrano Macchie Solari da un buon numero di mesi. A questo punto, si rende necessario dare alcune informazioni circa la sicurezza dell’osservazione solare, per evitare danni irreversibili alla vista all’incauto osservatore che, munito di strumento ottico (binocolo, cannocchiale, telescopio) senza l’uso di filtri appropriati, tenti di osservare il Sole: Massima Attenzione, perchè si rischia l’immediato prosciugamento del sacco congiuntivale ed il distacco della retina oculare, ovvero la cecità; insomma, è proprio il caso di dire: ... occhio, ragazzi! Quindi, per poter osservare il Sole in tutta sicurezza, occorre munire lo strumento in uso per l'osservazione di filtri solari a tutta apertura, montati nella parte anteriore dello strumento ottico, riferiti al tipo di fenomeno che si vuole osservare (le macchie solari, la granulosità fotosferica, i filamenti, le protuberanze, i flares). E per questi tipi di osservazioni sono in commercio diversi filtri solari che lavorano sulle varie lunghezze d’onda. Ad esempio: il filtro in mylar in luce bianca per osservare le Macchie Solari; il filtro in Black Polimer per osservare la granulosità della Fotosfera; il filtro sulla riga dell’Idrogeno Alpha per l'osservazione delle Protuberanze; il filtro sulla riga del Calcio Ionizzato utile ad osservare i Brillamenti Solari. Ne consegue che l’uso di vetrini neri per le saldature o di vecchie pellicole radiografiche non sono affatto sicuri, in quanto non riescono a contenere le radiazioni Ultra Violette. Ma, il Sole si  può “osservare” anche con gli apparati radio, in maniera indiretta, valutando attentamente gli effetti della propagazione e confrontandoli con le immagini che manda giù il satellite SOHO – Solar and Heliospheric Observatory sul sito  sohowww.nascom.nasa.gov  (il satellite SOHO della NASA è posizionato a 15.milioni di Km. dalla Terra e osserva il Sole sulle varie lunghezze d’onda rilevando anche la velocità del vento solare e la quantità dei protoni per cm/cubo che raggiungono l'atmosfera terrestre) dove è possibile consultare anche gli indici di flusso solare e le mappe delle Aurore Boreali (elementi molto utili ai radioamatori dei Paesi Nordici che utilizzano le Aureole Aurorali per i collegamenti radio). Ma il dio Sole non sempre è amico dei radioamatori! Vediamo perchè. Poichè il Sole non ha una massa rocciosa come i Pianeti, non ruota uniformemente sul suo asse; infatti l'emisfero nord e l'emisfero sud ruotano più velocemente dell'equatore. Per cui accade che le linee di forza del campo magnetico solare si intrecciano e si aggrovigliano; la collisione tra di loro scatena le Tempeste Magnetiche Solari e, di conseguenza, l'emissione di particelle (S.E.P. - Solar Energetic Particles) con un indice molto elevato; le quali, dopo aver raggiunto gli strati alti dell'Atmosfera Terrestre, producono l'interruzione della propagazione delle onde radio a causa dei S.I.D. - Sudden Ionospherici Disturbance; e, quindi i Radio-Blackout [Fig.5],

che possono durare anche qualche settimana. I radioamatori avranno la sensazione di aver subito atti vandalici alle antenne o essere convinti di improvvisi guasti ai ricetrasmettitori. Ma non è tutto; in quanto forti espulsioni di massa coronale chiamati C.M.E. - Coronal Mass Ejecton, riescono a danneggiare i trasformatori di energia elettrica condannando al buio intere città (nel mese di Marzo 1989 una enorme tempesta magnetica solare condannò al buio, per molto tempo, il Quebec nel Canada) a danneggiare le condutture di gas; creare enormi danni ai satelliti; e inibire gli strumenti di navigazione aerea e marittima; insomma: una divinità davvero capricciosa!

        Cieli Sereni
       ik0eln Giovanni Lorusso


2016 Anno Internazionale dei Legumi
PESI E MISURE
Sono le ore 03:37 dell'11 Dicembre 1998, quando la sonda spaziale M.C.O.- Mars Climate Orbiter (Fig.1)

spinta da un potente razzo vettore Delta, lascia la rampa di lancio di Cape Canaveral. Scopo della missione: lo studio del clima e della meteorologia di Marte. E, dopo un viaggio di nove mesi, alla velocità di crociera di 4,7 Km/s, il 29 Settembre 1999 la sonda raggiunge il pianeta Marte, pronto a posizionarsi in un orbita a 110 Km di quota per iniziare a studiare l'atmosfera del pianeta rosso. Nel corso del suo viaggio tutto era andato come da programma. La M.C.O. scambiava messaggi con le stazioni di monitoraggio terrestre; l'ottimismo era alle stelle! Ma nel corso delle operazioni di avvicinamento, tutto ad un tratto, le comunicazioni con la Terra si interrompono bruscamente. Nelle sale controllo delle stazioni di monitoraggio cala il silenzio. Iniziano concitati scambi di informazioni tra le varie stazioni di monitoraggio. Cosa può essere accaduto? Un guasto improvviso a bordo della navicella? Forse è stata colpita da un meteorite? Fatto sta che, dopo tanti tentativi, risultò impossibile ristabilire il contatto e la M.C.O. fu data per persa, mandando in fumo molti anni di preparazione e diverse centinaia di milioni di dollari. Così come avviene in questi casi, fu nominata una commissione di esperti per esaminare le cause dell'insuccesso della missione; e dopo attente valutazioni, la commissione giunse ad una conclusione veramente sorprendente: l'errato calcolo dei dati relativi all'unità di misura impostati nei computer di bordo della sonda. In buona sostanza, i computer di bordo ricevevano da Terra i dati riferiti alla velocità e alla quota ed eseguiva i calcoli necessari per stabilizzare la sonda nell'orbita prevista dal programma; e tutti questi calcoli si basavano sul Sistema Internazionale di Unità di Misura (Fig2)

che, come sappiamo, sono il Metro per la lunghezza ed il Chilogrammo per la massa. Ma il gruppo di lavoro, che aveva inserito i dati delle misure ed il protocollo di trasmissione, aveva inserito i dati in Migliaia al posto dei Metri e in Libbre al posto dei Chilogrammi, basandosi sulle unità di misura utilizzate negli Stati Uniti. Per cui, anzichè navigare con il Sistema Metrico Decimale, la M.C.O. viaggiava con le unità di misura americane; e poiché non era programmata per effettuare conversioni tra le due unità di misura, si schiantò sul suolo marziano. Ad esempio, nel caso in cui il programma di avvicinamento a Marte indicava una velocità di 50 Km/s, il controllo di bordo della sonda intendeva 50 Km/h; mentre si trattava di 80 Km/h; per cui la M.C.O. non potè posizionarsi nell'orbita prevista e, a forte velocità, impattò sulla superficie di Marte. Sebbene incredibile, ciascun gruppo di lavoro della M.C.O. aveva elaborato il suo programma utilizzando le proprie unità di misura senza rendersi conto della differenza rispetto al Sistema Metrico Decimale, oggi in uso anche negli Stati Uniti. Ma quali sono gli organismi internazionali che si occupano delle Unità di Misura? Orbene, gli organi competenti sono: la Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure – CGPM (Fig.3)

che è formata dai governi dei paesi membri, i quali si riuniscono ogni quattro anni; il Comitato Internazionale dei Pesi e delle Misure (CIPM ) formato da diciotto membri eletti dal CGPM che si riuniscono ogni anno; e l'Ufficio Internazionale dei Pesi e delle Misure (BIPM) con sede a Sévres (Francia) composto da settanta scienziati e tecnici. Essi sono competenti a definire: l'Unità di Lunghezza, il metro <M>; l'Unità di Massa, il chilogrammo <Kg>; l'Unità del Tempo, il secondo <S>; l'Unità diIntensità della Corrente Elettrica, l'Ampere <A>; l'Unità di Temperatura Termodinamica, il Kelvin <K>; l'Unità di Quantità di Sostanza, la Mole <Mole>; e l'Unità di Intensità Luminosa, la Candela <CD>. Unità di misura ben note anche ai radioamatori. Ma già dal 1800, in Francia, fu istituito il sistema metrico decimale con riferimento a Pesi e Misure. Infatti a Parigi, nella Rue de Vaugirard, si può ancora vedere la copia marmorea del Metro Ufficiale (Fig.4)

dove ogni cittadino parigino poteva misurare i propri modelli di misura. Ho volutamente anticipato che alcuni simboli sono ben noti ai radioamatori; in modo particolare l'Unità di Tempo, l'Unità di Intensità della Corrente e l'Unità di Intensità Luminosa. Partiamo dall'Unità di Tempo: il Secondo è esattamente la durata di 9.192.631.170 periodi della radiazione che corrisponde alla transizione tra due livelli finissimi dello stato fondamentale dell'atomo di Cesio 133; una definizione molto precisa per i progressi tecnici degli orologi atomici. Di qui il calcolo dell'ora di Greenwich (GMT) un particolare che va ricordato nel corso delle competizioni radiantistiche e nella compilazione delle cartoline di conferma del collegamento (QSL). L'Ampere, simbolo dell'Unità di Intensità della Corrente, riguarda l'intensità di una corrente costante che, mantenendosi in due conduttori paralleli rettilinei e con una lunghezza infinita, con una sezione circolare trascurabile e posizionati ad una distanza di un metro, uno dall'altro nel vuoto, sarebbe in grado di produrre una forza di 2.107 newton per metro di lunghezza; una lezioncina, questa, indispensabile prima di cimentarsi con circuiti elettrici. Ed infine, la candela, che identifica l'Unità di Intensità Luminosa, è l'intensità luminosa in una direzione data, proveniente da una fonte che emette una radiazione monocromatica ad una frequenza di 540.1012 herz e la cui intensità energetica è uguale a 1/683 watt per steradiante. Questa definizione fa riferimento anche ad altre tre unità di misura, e cioè: il watt che è l'unità di potenza; il lumen che è l'unità di misura del flusso luminoso; e lo steradiante che è una unità di misura degli angoli solidi. Correlata alla definizione va aggiunta la velocità della fonte luminosa che noi sappiamo di essere esattamente 299.792.458 Km/s, pari alla velocità delle onde radio. Tali Unità di Misura sono applicate nei diversi campi scientifici, nella vita quotidiana, nelle singole professioni e nelle molteplici attività; ma anche nel mondo dei radioamatori per l'impiego di strumenti di misura (Fig.5)

e di applicazione tecnica. Meditatione necessitas est.
Cieli Sereni
Dr. Giovanmni Lorusso

IL SETI A ... CAVALLUCCIO
di Giovanni Lorusso (IK0ELN)



Dopo le recenti scoperte da parte della sonda Keplero, si rafforza la certezza della probabile presenza di forme di vita su altri pianeti. Sono davvero tanti gli Esopianeti di taglia terrestre scoperti dal telescopio a bordo di Keplero che potrebbero ospitare forme di vita, magari intelligenti. Una ricerca, questa, che nasce già nel lontano 1960, ad opera del giovane radioastronomo Frank Drake,  il quale, attraverso il Progetto Ozma (il progetto Ozma prese il nome dalla meravigliosa favola “Il Mago di Oz”) inizia la ricerca in banda radio, per la prima volta, sulla frequenza di 1420 Ghz. A seguire poi il Progetto Cyclops, finanziato della NASA, che vedeva coinvolti Frank Drake e Bernard Oliver. Il grande radiotelescopio Ciclope, che era stato messo in progetto, avrebbe dovuto essere formato da 1500 antenne; ma a causa dei costi elevatissimi venne messo da parte. Nel 1979 nasce il programma Serendip presso l’Universita di Berkeley in California, ed il SETI (Serch for Extra Terrestrial Intelligence) finalmente aveva accesso alle risorse di grandi strumenti che, in tutto il mondo, erano dedicati alla radioastronomia. Il nome Serendip è acronimo di “Search for Extraterrestrial Radio Emission from Nearby Developed Intelligent Populations”; e  fa riferimento al concetto di “serendipita” che nella fattispecie consentirebbe di ricevere l’eventuale presenza di un segnale extraterrestre nel corso delle  osservazioni radio di routine che ogni giorno i radioastronomi svolgono, ma che non hanno come obbiettivo principale quello di cercare segnali extraterrestre. Tale era la convinzione dell'esistenza di civiltà extraterrestri da parte di Frank Drake che elaborò una equazione, ricordata come “l'Equazione di Drake” (Fig.1)

dove, alla fine dei calcoli, dava per certa la presenza di forme di vita in qualche parte dell'Universo. Il progetto Serendip ha come comune denominatore la condivisione dello stesso ricevitore già presente in ogni radiotelescopio. Così, il Serendip, negli ultimi 30 anni ha seguito la legge di Moore (Gordon Moore, nato a San Francisco il 3 Gennaio 1929 era un informatico statuitense; cofondatore della Fairchild Semiconductor nel 1957; e  dell'INTEL nel 1968) e fino al 1990 purtroppo non fu in grado di analizzare bande superiori ai Mhz. Ma con l'avvento del Serendip 5° (Fig.2)

la ricerca si è estesa fino ad alcune centinaia di Mhz di banda, con una canalizzazione di oltre 2 miliardi di canali. L'altro sistema innovativo è stato il “Piggyback” (Fig.3)

cioè osservare a “cavalluccio”; ovvero un metodo che consente di condurre quotidiane osservazioni SETI parallelamente a quelle di routine. Un sistema che gli astrofili  conoscono benissimo, quando utilizzando una montatura equatoriale, equipaggiata con moto orario,e vi installano in parallelo una macchina fotografica. Per cui nella ricerca SETI, osservare in piggyback, non occorre necessariamente chiedere l’uso dell'antenna del radiotelescopio; in quanto è sufficiente rimanere in “ascolto”, 24 ore su 24, utilizzando appunto il sistema Serendip. E sebbene il Serendip riduce di molto i costi della ricerca, tuttavia vi sono  alcuni compromessi che bisogna accettare. Dunque, ogni radiotelescopio segue giornalmente un programma di osservazioni già calendarizzate, dove per ognuna di esse  vengono selezionate: La banda e la frequenza operativa; la zona di cielo da puntare; la durata dei tempi usati per ogni misura. Ed è qui che nascono i compromessi, perché da queste condizioni restrittive, non e semplice poter fare buone osservazioni SETI in piggyback. Infatti ogni semplice misura radioastronomica e formata da almeno tre fasi denominate «Nodding Cycle». Poi ogni dato radioastronomico è calibrato a partire da tre diverse misure: la prima “On Source” cioè il momento in cui il radiotelescopio sta puntando ed inseguendo la sorgente radio; la seconda “Off Source” che riguarda l’osservazione di una zona limitrofa alla sorgente, ovvero sia: il “fondo cielo”, una parte radio-quieta che va sottratta all’”On Sourc” ed infine la “Cal” che, intende la “Calibrazione” dove viene accesa e spenta una marca nota in Kelvin. Questa alternanza “On-Off-Call” avviene con un ciclo che può variare da pochi secondi a qualche minuto e probabilmente potrebbe creare disturbo ad una osservazione SETI in piggyback, in quanto l’antenna viene fisicamente spostata continuatamente dalla sorgente a fuori sorgente, generando una perdita di tempo di integrazione che, nel tempo, si traduce in una perdita di sensibilità radiometrica; tradotto in parole povere: in una sordità per eventuali segnali deboli. In cinquanta anni, fare ricerca SETI e stato più volte considerato a come cercare l’ago in un pagliaio; o miliardi di pagliai. Però oggi tutti concordano sulla tesi che  non siamo soli nell’Universo, probabilmente a partire dalla nostra Galassia, la Via Lattea. Sono in tanti a ritenere che potrebbero esservi migliaia di civiltà tecnologicamente molto più evolute della nostra; e con molto ottimismo  credono che rivelare un segnale artificiale con i radiotelescopi sia solo una questione di tempo. Purtroppo va detto che negli ultimi anni la ricerca SETI non ha goduto di grandi risorse, se non di contributi volontari offerti da grandi aziende leader e di collaborazioni volontarie ad opera di associazioni di categoria, tra cui I.A.R.A. Group  www.iaragroup.org  nata presso il Radiotelescopio Croce del Nord di Medicina (Bologna). Ma vediamo ora come dovrebbero essere un segnale extraterrestre che arriva dal lo Spazio. Il primo requisito indispensabile di un segnale proveniente dallo Spazio è che esso abbia un alto rapporto segnale/rumore, tale da essere ricevuto da un radiotelescopio; ovvero un segnale monocromatico, simile ad un tono, una nota singola. Indubbiamente questo segnale avrà viaggiato per milioni anni luce prima di essere ricevuto, e nel corso del suo lungo viaggio avrà subito molti processi di rimodulazione a causa della scintillazione del mezzo interstellare che ha attraversato. Quindi, per conservare un ottimo rapporto segnale/rumore, il segnale dovrebbe essere trasmesso inevitabilmente il più monocromatico possibile. Il secondo requisito è che un segnale extraterrestre dovrebbe avere una alta potenza in trasmissione. Se un segnale viene trasmesso nella nostra Galassia e diretto verso la Terra, si propagherà alla velocità della luce, a circa 300.mila Kms. ma subirà una progressiva attenuazione pian piano che si allontana dalla sorgente di emissione. Tuttavia occorre dire, che anche se il segnale venga trasmesso ad alta potenza, per una distanza molto lunga, diventerebbe talmente debole da non essere neanche rivelato da un radiotelescopio. Il terzo requisito consiste nella necessità che un segnale SETI dovrebbe avere e una frequenza che cada all’interno della zona spettrale cosiddetta del “Water Hole” che e una regione dello spettro elettromagnetico a 1420 Mhz, dove l’atmosfera non e opaca e quindi lascerebbe passare eventuali segnali provenienti dallo Spazio. Il termine Water Hole (Fig.4)

tradotto letteralmente come pozza d'acqua, è una zona particolarmente tranquilla della banda radio dello spettro elettromagnetico tra i 1420 e 1666 Mhz, corrispondenti a lunghezze d'onda di 21 e 18 centimetri, un termine coniato nel 1971 da Bernard Oliver; dove l'Ossidrile  irradia a 18 cm. e l'Idrogeno Neutro irradia a 21 cem.. Questi due elementi chimici formano l'acqua; e, poiché l'acqua è   l'elemento essenziale per la vita, almeno per quella che conosciamo noi, si spera che un civiltà extraterrestre, magari intelligente sia capace di generare segnali radio. Motivo per cui la ricerca SETI avviene sulla riga dell'Idrogeno a 1420 Mhz. Il primo tentativo lo mise in atto Frank Drake il 16 Novembre 1974, quando con il grande radiotelescopio di Arecibo lanciò il primo segnale radio di un milione di watt sulla frequenza di 2380 Mhz verso l'Ammasso Globulare M.13 nella costellazione di Ercole, distante dalla Terra 25.mila anni luce, ricco di stelle molto vicine tra loro e una enorme quantità di pianeti, dove, probabilmente, poteva essere ricevuto il radiosegnale terrestre! Seguirono altre trasmissioni di segnali radio nel 1999, nel 2003 e nel 2008 da Evpatoria – Ucraina, con una antenna da 70 metri di diametro. Segnali, inviati nello spazio che attendono delle risposte delle quali non sappiamo però fra quanto tempo, e se mai, un segnale SETI verrà ricevuto dai radiotelescopi terrestri. Per ora ci basti ricevere i segnali dalle atmosfere dei pianeti extrasolari che la sonda Kepler scopre giorno per giorno. La ricerca dell'ago nel pagliaio cominciò negli anni sessanta con il primo progetto di Frank Drake; ma nel 1999, all'Università di Berkley (California), due esperti nella ricerca: David Gedye e Craig Kasnoff presentarono il progetto SETI@home offrendo alla gente comune la possibilità di collaborare nella ricerca attraverso il calcolo distribuito, grazie all'invenzione di uno screensaver che, in tempo reale, mostrava l'elaborazione dei dati contenuti in una unità di lavoro, un pacchetto di dati acquisiti dal radiotelescopio di Arecibo, scaricato da un server centrale, gestito con la piattaforma Boinc (Berkley Open Infrastrutture for Network Computing). In Italia la ricerca SETI è iniziata nell'Aprile 1998, attraverso il progetto SETI Italia, presso il radiotelescopio Croce del Nord di Medicina – Bologna (Fig.5) e prosegue tuttora grazie all'apporto di nuove tecnologie, tra cui il programma SETI Piggyback che consente, in maniera simultanea, di osservare e schedulare segnali “sospetti” provenienti dal cielo. Siamo figli delle stelle perché le nostre lacrime sono salate come l'acqua del mare!     



  




LA TELEGRAFIA SENZA FILI DI RUTHERFORD

di IK0.ELN Giovanni Lorusso


In uno dei congressi scientifici a cui ho partecipato lo scorso anno in Olanda, ricordo che durante la pausa coffee break ero seduto al bar della sala congressi a sorbire un caffè lungo, anzi direi lunghissimo! Ed in attesa che si ritornasse nuovamente nella sala, cominciai a maneggiare la radio portatile che, come sempre, metto in valigia, intento ad ascoltare le comunicazioni dei ponti radioamatoriali olandesi. Ad un tratto mi si avvicinò un signore dalla folta barba bianca e, rivolgendosi a me, disse: ... Good Morning Ser, are you amateur radio? ... gli risposi: ... Oh yes, I am ... Mi strinse cordialmente la mano e mi disse il suo nominativo radioamatoriale, del quale ricordo soltanto il prefisso ZL1.??? aggiunse il suo nome Mr. Roby e la sua città Auckland in Nuova Zelanda, dove insegnava scienze astronomiche al St. Peter's College. Poi mi chiese se ero attivo in CW, giacchè lui amava tantissimo questo modo di emissione per i  collegamenti radio. Gli risposi che da anni, ormai, non trasmettevo più in nessuna banda e tanto meno in CW; in quanto l'unico mio interesse era rivolto alla ricerca radioastronomica, motivo per cui ero in Olanda. Roby mi informò che le sue comunicazioni radio erano soltanto in telegrafia ed il suo unico corrispondente era un radioamatore olandese, radioastronomo presso il radiotelescopio LO.F.AR. (Low Frequency Arrey) che aveva provveduto ad invitarlo al congresso. Aggiunse che aveva un vecchio ricetrasmettitore valvolare della mitica linea Collins che usava soltanto in CW e che, poiché lo usava soltanto in questa unica emissione, non ricordava più dove avesse riposto il microfono. Concluse dicendo che con quel “Old Rig and just one dipole antenna” si scambiava in telegrafia importanti dati radioastronomici con il suo amico olandese. Ma la cosa che mi lasciò sorpreso fu quando mi disse che i primi esperimenti radio in telegrafia furono eseguiti da Rutherford, in Nuova Zelanda! Immediatamente gli replicai che era in errore, in quanto il patrocinio di questa scoperta era opera di Guglielmo Marconi; ma Mr. Roby mi ribadì quanto aveva precedentemente asserito, disse: ... no, no dear Giovanni, the first was Ernest Rutherford, but togheter Guglielmo Marconi ... Terminata la pausa caffè, rientrammo nella sala congressi e per tutta la mia permanenza a Voledam non affrontammo più questo argomento. Poi, rientrato in Italia e preso da altri impegni, dimenticai del tutto questo particolare. Giorni fa è accaduto che, spolverando la mia libreria (accade raramente!) mi si presentò tra le mani un testo dedicato proprio a  Rutherford; lo guardai stupito, e mi ritornarono in mente le affermazioni fatte da Mr. Roby. Ed eccomi qui ora a cercare di capire, intanto chi era Rutherford e poi che attinenza avesse con la telegrafia senza fili. Ebbene Ernest Rutherford (Fig.1)

era nato il 30 Agosto 1871 a Nelson, Nuova Zelanda; nel 1889 iniziò i suoi studi presso l'Università di Canterbury; e nel 1894 effettuò esperimenti con le onde radio sviluppando la telegrafia senza fili, contemporaneamente agli esperimenti condotti in Italia da Guglielmo Marconi. Infatti Rutherford costruì il suo dispositivo per captare i segnali radio a prescindere dai progressi di Marconi; e nelle sue dimostrazioni fu in grado di risvegliare la curiosità di molti scienziati dell'Università, i quali notarono presto che una simile invenzione aveva multiple applicazioni, ma sopratutto la strategia di poter comunicare da terra con una imbarcazione in navigazione. Nell'anno 1896 Rutherford presentò la sua invenzione alla Royal Society, alla quale spiegò dettagliatamente il funzionamento del suo rivelatore di onde radio e le molteplici applicazioni, tanto che gli permisero di sognare lauti guadagni. Il suo unico esperimento fu quando dal laboratorio dell'Università riuscì ad inviare con successo alcuni messaggi telegrafici alla Camera dei Lord, a circa un chilometro di distanza. Ed a tal riguardo pubblicò il suo primo libro sull'argomento “Radio Activity” (Fig.2)

che fissa le basi di questo nuovo ramo della Fisica. Comunque anche se si trattava di una invenzione promettente, che poteva anche tradursi in una fonte importante di guadagno,  passò presto in secondo piano tra le sue ricerche quando divennero noti i Raggi X. Intanto in Italia Guglielmo Marconi continuò i suoi studi e nel 1901 riuscì a trasmettere un segnale radio che fu ricevuto dall'altra parte dell'Atlantico (Fig.3)

così che nell'anno 1909 ricevette il Premio Nobel per la Fisica, motivato dalle importanti applicazioni della sua scoperta. Dunque una corsa per la telegrafia senza fili che, comunque, non li vide mai in competizione tra di loro; con un traguardo raggiunto dal grande Maestro italiano; il quale, però, per la scarsa risonanza che ottenne in Italia, decise di trasferirsi nel Regno Unito, dove presentò i suoi brevetti, fondò la sua azienda ed iniziò a collaborare con la Royal Postal Society. Ma che ne è stato poi di Ernest Rutherford? Abbandonate le ricerca sulla telegrafia senza fili, nel 1895 Rutherford si dedicò allo studio dei Raggi X. Nel 1898 riescì a misurare i Raggi Alfa e Beta; nel 1907 progettò un rilevatore di particelle Alfa e, sempre nello stesso anno, riuscì ad identificare le particelle Alfa con nuclei di Elio; e nell'anno 1908 gli fu assegnato il Premio Nobel per la Chimica perchè dimostrò l'esistenza dell'atomo con un nucleo piccolo ma enormemente denso, formato da particelle: i Protoni ed i Neutroni; artefici, tra l'altro, della ionizzazione degli strati alti dell'atmosfera terrestre e, quindi, della propagazione dei segnali radio a lunga distanza; meccanismo fisico ben noto ai radioamatori (*). Nell'anno 1919 si traaferì in Inghilterra, con la nomina di direttore della Cambridge University. Rutherford fu un grande fisico sperimentale che amava il lavoro di laboratorio; una persona molto disciplinata e metodica; impegnato nei suoi studi che gli valsero la capacità di determinare finanche l'età della Terra grazie alle sue ricerche sulla radioattività del nostro pianeta. Un grande scienziato che faceva parte di una generazione di scienziati con una personalità capace di attrarre giovani talenti e che, ancora oggi, lo pone in una posizione storica di rilievo (Fig.4).


Tra gli alti riconoscimenti che gli furono assegnati dalla Corona Britannica, vanno ricordati la Rumford Medal nel 1904; la Copley Medal dalla Royal Society di Londra nel 1922; e l'Ordine Britannico al Merito nel 1925. Ma la sua patria d'origine non fu da meno, in quanto gli assegnò il titolo nobiliare di Accademy Member of New Zeland Philosopy Institute e la laurea Honoris Causae. Ernest Rutherford morì a Cambrige, nel Regno Unito, il 19 Ottobre 1937 a causa di un'ernia ombelicale strozzata ed è sepolto nell'Abbazia di Westminster, dove sono sepolti anche Isaac Newton e Charles Darwin. Dopo aver letto l'ultima pagina del libro, l'ho  riposto nella libreria e sono rimasto assorto nei miei pensieri. Due grandi scienziati: Ernest Rutherford e Guglielmo Marconi, precursori di scoperte di cui hanno beneficiato i radioamatori di tutto il mondo! E mentre ero assorto nei miei pensieri, mi è parso di risentire la voce di Mr. Roby che ripeteva ... dear Giovanni, the first was Ernest Rutherford, togheter Guglielmo Marconi ...  e devo ammettere che aveva ragione il neozelandese di Auchland.



(*) Un Atomo è composto da tre particelle elementari: i Protoni di carica elettrica positiva; gli Elettroni di carica elettrica negativa; e i Neutroni che non hanno carica elettrica, ma hanno una massa simile ai Protoni. Protoni e Neutroni sono raccolti nel nucleo, formando un insieme molto compatto; mentre gli Elettroni orbitano a grandi distanze relative (vedi schema del modello di Rutherford fig.5).


        
        

        








Cieli Sereni
       ik0eln Giovanni Lorusso

 
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